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Crisi in Libia: al via l’operazione “Unified Protector”

NAPOLI 25 Marzo 2011 – Tra le misure emanate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in seguito all’aggravarsi della crisi in Libia particolare importanza riveste la risoluzione n.1973 che prevede il blocco del traffico d’armi via mare mediante operazioni di interdizione navale.

L’Alleanza Atlantica, a cui è stato assegnato il compito di procedere in merito, ha messo a punto l’Operazione denominata “Unified Protector”. L’Ammiraglio di Squadra Rinaldo Veri, alla guida della Componente Marittima della Nato (Allied Maritime Command Naples), ha assunto il comando di una Forza Navale internazionale dedicata, costituita da 16 navi (10 fregate, 3 sottomarini, 2 navi ausiliare e la nave sede del comando).

( photo www.marina.difesa.it )

Crisi in Libia: emergenza umanitaria, gli assetti della difesa

Operazione “ODYSSEY DAWN” – attività della Difesa svolte nel giorno 23/24 marzo

Nelle ultime 24 ore, dalle sette basi aeree italiane, non sono decollati aeromobili dell’Aeronautica Militare con missioni finalizzate all’applicazione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Gli aerei messi a disposizione dalle Forze Armate per l’applicazione della risoluzione sono: quattro velivoli Tornado ECR (Electronic Combat Reconnaissance), impiegabili contro i radar della difesa aerea libica, quattro velivoli F-16 (con funzioni di scorta e difesa). Inoltre, sono sotto comando nazionale, due Tornado Tanker e un C130J con funzioni di rifornimento in volo (AAR – Air-to-Air Refuelling).
I velivoli, fino ad ora, hanno effettuato dieci missioni, per un totale di trentadue sortite, durante le quali non è stata rilevata alcuna significativa emissione dai radar libici.

In aggiunta alle missioni portate a termine dai velivoli dell’Aeronautica Militare, le Unità navali della Marina Militare, ancora sotto comando italiano ma che potranno essere resi disponibili per l’operazione a guida NATO, sono in navigazione e cooperano con gli assetti dell’Aeronautica per il controllo e la difesa dello spazio aereo nazionale. Sono la portaeromobili Giuseppe Garibaldi, il cacciatorpediniere Andrea Doria, la fregata Euro e il pattugliatore Spica. Nel Canale di Sicilia sono anche presenti la nave rifornitrice Etna ed il pattugliatore di squadra Borsini, che sta svolgendo la missione di vigilanza pesca e controllo dei flussi migratori.

Inoltre, nell’ambito delle attività di concorso fornite dal Ministero della Difesa al Ministero dell’Interno riguardanti “l’Emergenza Profughi”, la nave San Marco continua ad effettuare il trasporto di cittadini extracomunitari dall’isola di Lampedusa alle destinazioni sul territorio nazionale indicate dal Ministero dell’Interno.

A seguito della crisi sociale ed umanitaria che ha interessato il Nord Africa nelle ultime settimane, il Ministero della Difesa si è immediatamente impegnato per fronteggiare l’emergenza umanitaria in corso, fornendo innanzitutto assistenza e supporto ai rifugiati. Fin dal primo momento sono state poste in atto, sul piano prettamente operativo, una serie di iniziative tese a garantire la tutela dell’incolumità dei nostri connazionali e di altri cittadini stranieri.

In tale ottica, sono stati resi disponibili alcuni assetti logistici sia navali sia aerei per le operazioni umanitarie prima in Tunisia e poi in Libia. La complessa operazione condotta dalla Difesa ha consentito di evacuare 561 cittadini (di cui 126 italiani) a bordo delle navi della Marina Militare, di cui 303 su nave MIMBELLI, 258 su nave SAN GIORGIO.

L’Aeronautica Militare, con l’impiego di due C130J in cinque voli successivi, ha fornito un contribuito fondamentale trasferendo 484 cittadini di diverse nazionalità (di cui 227 italiani) dalla Libia e dal confine tunisino-libico in Italia, Egitto e Mali.

La Marina Militare, su richiesta del Ministero degli Affari Esteri, ha altresì provveduto al trasporto di aiuti umanitari per la popolazione civile pari a 85 tonnellate con due viaggi di nave LIBRA.

La Difesa, in questa fase iniziale, ha inoltre autorizzato molti paesi amici e alleati ad utilizzare basi aeree nazionali per aerei destinati alle attività di supporto umanitario.

Successivamente, in ossequio alle risoluzioni ONU nr. 1970 e 1973, datate rispettivamente 26 febbraio e 17 marzo 2011, l’Italia ha autorizzato l’adozione di tutte le misure tese, prima di tutto, a garantire la salvaguardia della vita umana, nonché ogni iniziativa per assicurare l’assistenza umanitaria alle popolazioni civili.

In tale quadro, l’Italia ha aderito alla “coalizione di volenterosi” che si è costituita per dare seguito alle risoluzioni ONU rendendo subito disponibili:

  • le basi aeree di: AMENDOLA, GIOIA DEL COLLE, SIGONELLA, AVIANO, TRAPANI, DECIMOMANNU e PANTELLERIA;
  • alcuni assetti aerei nazionali (velivoli Tornado nella versione ECR e caccia F-16), nell’ambito dell’operazione “Odyssey Dawn”.

Inoltre, in ambito nazionale, anche la Marina Militare è interessata, quale parte integrante dell’ampio dispositivo di sorveglianza aerea e navale che agisce nel Canale di Sicilia, sia per quanto attiene alla crisi libica (portaeromobili GARIBALDI e cacciatorpediniere ANDREA DORIA) sia per il controllo dei flussi migratori (pattugliatore di squadra BORSINI). ( cm )

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AI segue l’evolversi della situazione della crisi libica con il continuo aggiornamento del twitter con agenzie internazionali.

Palermo: aiutare le imprese siciliane in Libia, interviene l’Ance

PALERMO 17 Settembre 2010 – “In questi giorni si fa un gran parlare di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno, addirittura è uno dei cinque punti del nuovo programma politico che il premier Berlusconi sottoporrà all’approvazione della propria maggioranza. Ma il rischio è che ancora una volta non si riesca a passare ai fatti, a causa delle spinte ‘nordiste’ che condizionano sempre più apertamente la vita del governo nazionale”.
Lo afferma Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia, che rileva amaramente come “nell’ambito degli accordi Italia-Libia per la costruzione di grandi infrastrutture, solo per fare un esempio, il governo ha promosso la formazione di tre consorzi che comprendono 21 imprese italiane, ma non una di queste è siciliana. Ciò è incredibile, considerato il contributo logistico, di professionalità e di esperienza sul campo che le nostre aziende sono in grado di offrire a chiunque voglia lavorare in Libia. Ma tutto questo suona ancora di più come una beffa, da parte di uno Stato che ufficializza egli stesso i dati sempre più preoccupanti di una crisi economica e occupazionale in Sicilia, per la quale nessuno sta prendendo seri provvedimenti”.
“Da parte del governo regionale – aggiunge Ferlito – ci attendiamo una levata di scudi contro questo atteggiamento. Siamo sicuri che il governatore Lombardo porrà anche questo problema al centro delle trattative che ha in corso con il presidente del Consiglio. Non si tratta di difendere un astratto concetto di sicilianità, ma di pretendere pari opportunità di accesso alle pubbliche iniziative nel Mediterraneo, da parte di un Esecutivo che amministra l’intera Italia e non solo la sua parte centro-settentrionale. Perchè, se non si affermano i fondamentali principi costituzionali dell’equità fra cittadini e del pari sostegno allo sviluppo economico e all’occupazione, non vediamo come il federalismo possa diventare, da disastro annunciato, quella promessa opportunità per la Sicilia”.