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L’Italia stanzia 3,9 milioni di Euro per i rifugiati Sud-sudanesi e comunità ospitanti in Sud Sudan e nei Paesi limitrofi

epa04001793 South Korean soldiers provide water at a refugee camp in South Sudan on Dec. 26, 2013. Hundreds of South Korean soldiers are stationed in Bor, 170 kilometers south of the South Sudanese capital of Juba, as part of United Nations peacekeeping forces there. More than 1,000 people are believed to have died in the growing violence in South Sudan. UN has announced reinforcements in the coming days.  EPA/YNA SOUTH KOREA OUT
South Korean soldiers provide water at a refugee camp in South Sudan on Dec. 26, 2013. Hundreds of South Korean soldiers are stationed in Bor, 170 kilometers south of the South Sudanese capital of Juba, as part of United Nations peacekeeping forces there. More than 1,000 people are believed to have died in the growing violence in South Sudan. UN has announced reinforcements in the coming days. EPA/YNA SOUTH KOREA OUT

L’Italia ha stanziato 3,9 milioni di euro per attività di emergenza volte al rafforzamento dei servizi di base a favore dei rifugiati sud-sudanesi e delle categorie più vulnerabili delle popolazioni ospitanti in Sud Sudan e nei Paesi limitrofi (Uganda ed Etiopia). La carenza di cibo e di assistenza, oltre che le precarie condizioni igienico-sanitarie determinano, infatti, un reale rischio di carestie, epidemie e di tensioni tra profughi e popolazioni locali.

Inoltre, lo stato di emergenza è tale che anche le organizzazioni umanitarie hanno difficoltà a garantire protezione e immediata assistenza alle centinaia di migliaia di persone in stato di bisogno, di cui la maggior parte donne e bambini. Le attività saranno realizzate dalle numerose organizzazioni della società civile italiane presenti nelle aree interessate.

Testimoni e protagonisti per la Summer School della Fondazione San Giovanni Battista

Il direttore di Migrantes, Monsignor Perego: “La politica dell’accoglienza deve sganciarsi dalla logica della sicurezza per ancorarsi a quella dell’integrazione”

FSGB - gruppo-summerSi è conclusa nella giornata di sabato 3 settembre la prima edizione della Summer school promossa dalla Fondazione San Giovanni Battista sul tema “Migranti e  rifugiati: teoria, pratiche e competenze”.

Il direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, monsignor Giancarlo Perego ha idealmente concluso la nove giorni dedicata alla formazione dei 30 iscritti. Quella del direttore è stata una vera lezione sulle problematiche dell’immigrazione, del viaggio e delle fasi dell’accoglienza. Un incontro che si è svolto nella sala del Centro Polifunzionale di Viale Colajanni a Ragusa e che ha registrato un’ampia partecipazione di pubblico. “Abbiamo deciso di aprire a chiunque lo volesse questo incontro – spiega Tonino Solarino, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – perché sicuri dell’interesse che avrebbe suscitato la relazione di monsignor Perego. Ci sembrava giusto concludere così un percorso formativo che ha riscosso un plauso unanime e al di sopra delle nostre aspettative. Un risultato dovuto alla collaborazione con la Prefettura di Ragusa, il Libero Consorzio dei Comuni e all’altissimo livello dei docenti e dei testimoni coinvolti”.

“L’Italia – ha ricordato don Giancarlo – vive una situazione in cui cresce il numero degli emigranti che lasciano il nostro Paese e, nel contempo, vede una crescita notevole dei richiedenti asilo e protezione internazionale. Dal 2014 ad oggi 425 mila persone sono arrivate lungo le nostre coste. Ciò impone una maggiore attenzione alle politiche migratorie”.

Il rafforzamento della rete nazionale del Sistema di protezione e richiedenti asilo (SPRAR) e una inversione di rotta nel pensare il fenomeno sono i due capisaldi su cui monsignor Perego incentra il suo pensiero. “L’Italia deve strutturare i propri luoghi di arrivo e partenza, stazioni, porti e aeroporti, dotandoli di uffici per l’immigrazione. Il tema del viaggio, infatti, non riguarda solo il nostro Stato, ma anche quelli della destinazione finale del percorso migratorio; i due terzi dei richiedenti asilo giunti in Italia vanno altrove. La politica dell’accoglienza deve sganciarsi dalla logica della sicurezza per ancorarsi a quella dell’integrazione. Per far questo occorre pensare alle cause che spingono le persone ad un viaggio spesso estenuante, al loro arrivo in condizioni di sicurezza e ad una ospitalità che sia in grado di dare le giuste risposte nel minor tempo possibile”.

Varie le proposte emerse nel corso dell’incontro. “Alla luce dei fatti e non delle ideologie – conclude il relatore – si potrebbe pensare a concedere una protezione umanitaria a coloro i quali non saremo comunque in grado di rimpatriare. Dobbiamo abbandonare la logica dei respingimenti perché storicamente non ha mai prodotto buoni risultati e creare, piuttosto, corridoi umanitari che salvino vite umane togliendole dalle mani dei trafficanti di persone. Sviluppare il sistema integrato dei progetti territoriali Sprar garantirebbe più lavoro ai nostri ragazzi e maggiori servizi agli stranieri. Infine dobbiamo pensare concretamente all’aiuto ai Paesi di origine eliminando o contrastando le cause dell’emigrazione forzata. La condivisione dei beni e la giustizia socio economica sono i due fattori fondamentali per risolvere buona parte di questo complesso problema”.

Il progetto della Summer school è stato realizzato con il supporto della Scuola per Assistenti Sociali “F. Stagno D’Alcontres”, Praticare Onlus, Diocesi di Ragusa, Cvx-Lega Missionaria e in collaborazione con Prefettura, Questura, Provincia ed il comune di Comiso e di Ragusa.

Carabinieri Coespu: l’OSCE presenta il progetto di contrasto alla Tratta degli Esseri Umani

Photo by Diana M., a participant in the OSCE project "Preventing human trafficking in children without parental care in the Republic of Moldova"
Photo by Diana M., a participant in the OSCE project “Preventing human trafficking in children without parental care in the Republic of Moldova”

L’ OSCE lancia il suo progetto “Combating Human Trafficking along migration routes” sulla lotta contro il traffico lungo le rotte di migrazione presso il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (CoESPU) di Vicenza.

L’ evento si è svolto venerdì 17 giugno 2016 ed introduce un innovativa iniziativa dell’Organizzazione, che si avvale di una nuova metodologia empirica per lo studio realistico degli scenari sullo sfruttamento dei migranti.
Grazie a questo sforzo, l’Organizzazione rafforzerà la capacità degli Stati interessati nel rilevare i casi di traffico e sarà in grado di fornire protezione su misura e assistenza alle vittime che cadono nelle mani dei gruppi di trafficanti che operano lungo le rotte di migrazione.

Il progetto, organizzato in collaborazione con l’Arma, è rivolto a magistrati, operatori delle Forze di polizia e personale civile dei 57 Paesi aderenti all’Osce impegnati nel contrasto al traffico di esseri umani. Sulla base di un programma addestrativo che si avvarrà del personale e delle strutture del Coespu, è prevista la realizzazione di tre esercitazioni pratiche che si svolgeranno a Vicenza tra la fine del 2016 e il 2017.

«Dobbiamo approntare un Piano Marshall per l’Africa, altrimenti saremo travolti» ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini, intervenuta alla presentazione, assieme tra gli altri al segretario generale dell’Osce Lamberto Zannier, al sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, il vice ministro dell’Interno albanese, nonchè coordinatore nazionale contro il traffico di migranti Elona Gjebrea-Hoxha, il rappresentante speciale del Governo tedesco per la costituzione degli “hot spot” per i rifugiati in Italia e Grecia Detlev Karioth, e il rappresentante Speciale dell’Osce e Coordinatrice per la Lotta al Traffico degli Esseri Umani Madina Jarbussynova.

Lamberto Zannier, Segretario Generale dell'OSCE
Photo OSCE Secretary General Lamberto Zannier speaking through an interpreter to refugees at Vienna’s ‘Westbahnhof’ railway station, 24 September 2015.

Come destinazione di primo arrivo, “l’Italia è in un certo senso più esposta di altri” alla crisi dei migranti e rifugiati, “quindi è un Paese che ha una responsabilità particolare e ha investito molto in questo. Penso che ciò che l’Italia ha fatto dovrebbe forse essere riconosciuto di più, essere più apprezzato”, ha dichiarato il Segretario generale dell’OSCE Lamberto Zannier.

Nel corso dei prossimi due anni, l’OSCE condurrà tre esercizi di apprendimento basate sulla simulazione a cui prenderanno parte circa 200 funzionari delle forze dell’ordine, i pubblici ministeri, gli ispettori del lavoro e gli altri soggetti interessati. Gli esercizi saranno basati su scenari realistici che gli esperti hanno sviluppato per simulare casi di lavoro e di sfruttamento sessuale tra i migranti, compresi i minori, ed avranno luogo presso le strutture di formazione del Centro di eccellenza per la Stability Police Units a Vicenza, in Italia.

A seguito del progetto di formazione, l’OSCE pubblicherà un manuale su come condurre esercizi basati su simulazioni traffico di esseri umani. I risultati e ulteriori azioni saranno discussi in un evento finale a Vienna nel 2017.