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Mediterraneo tra Mare Sicuro ed Operazione Sophia. Salvati oltre 600 migranti al largo delle coste libiche.

mare sicuro 25 maggio 2016Il pattugliatore Bettica e la fregata Bergamini della Marina Militare, inserite nel dispositivo aeronavale “Mare Sicuro”, hanno terminato le operazioni di recupero dei migranti a bordo del peschereccio capovoltosi al largo delle coste libiche recuperando 562 migranti e 5 salme.

In seguito nave Bettica si è diretta verso un gommone in difficoltà recuperando 108 migranti, che  si sommano a quelli già salvati.

Il pattugliatore Bettica della Marina Militare, durante l’attività di sorveglianza e sicurezza marittima nel Canale di Sicilia, aveva individuato al largo delle coste libiche un peschereccio in precarie condizioni di galleggiamento con numerosi migranti a bordo.

mare sicuro 25 maggio 2016_2Nave Bettica, arrivata in prossimità del peschereccio, aveva iniziato con i propri mezzi navali le operazioni di distribuzione dei salvagenti individuali.

Tuttavia, il barcone ormai instabile, dopo alcune rilevanti oscillazioni, si è capolvolto a causa del repentino movimento dell’elevato numero di persone a bordo.

Immediate le operazioni di recupero dei migranti finiti in mare da parte dell’equipaggio di nave Bettica.

mare sicuro 25 maggio 2016_1Nel frattempo, sin da prima del rovesciamento del peschereccio, la fregata Bergamini aveva inviato sul posto i propri mezzi navali e l’elicottero, il quale ha lanciato le zattere di salvataggio.

Nella giornata del 24 maggio, una petroliera libica aveva soccorso 135 migranti a 17 miglia nautiche al largo Sabratha, mentre stavano cercando di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa.

Il colonnello Milad Salem della Guardia costiera libica ha dichiarato alla stampa che gli altri 450 migranti sono stati soccorsi nelle prime ore del 24 maggio, per un totale di 1.400 intercettati al largo Sabratha dal 22 maggio.

Sono oltre 1.400 i migranti intercettati nella stessa zona da domenica 22 maggio, secondo la Guardia costiera di Tripoli: tra di loro tante donne, alcune delle quali in stato di gravidanza, e bambini.

L’operazione nazionale Mare Sicuro è stata avviata il 12 marzo 2015 a seguito dell’evolversi della crisi libica che ha reso necessario un potenziamento del Dispositivo Aeronavale della Marina Militare dispiegato nel Mediterraneo Centrale – Stretto di Sicilia, al fine di tutelare gli interessi nazionali nell’area – esposti a crescenti rischi determinati dalla presenza di entità estremiste – ed assicurare adeguati livelli di sicurezza marittima.

L’operazione ha la missione di svolgere, a tutela degli interessi nazionali, attività di presenza, sorveglianza e sicurezza marittima nel mediterraneo centrale, in applicazione della legislazione nazionale e degli accordi internazionali vigenti: protezione dei mezzi nazionali impegnati in attività di soccorso; sorveglianza/protezione delle piattaforme petrolifere in concessione/operate da ENI; protezione dei pescherecci nazionali; deterrenza e contrasto ad organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti; attuazione di misure che impediscano il reimpiego dei natanti utilizzati per attività illecite ­ raccolta informazioni.

EUNAVFOR MEDL’Italia, nel contesto dell’Unione Europea, è impegnata anche come Nazione Leader dell’operazione EUNAVFOR MED che è condotta al livello strategico-operativo dal Quartier Generale Europeo Italiano (IT EU-OHQ), presso la sede del Comando Operativo di vertice Interforze (COI) – di Roma Centocelle – sotto il comando dell’Ammiraglio di Divisione Enrico Credendino, Operation Commander (OpCdr).

Il 7 ottobre 2015, EUNAVFOR MED – Operation Sophia è ufficialmente entrata nella sua 2^ fase volta ad interdire il network delle reti criminali associato al traffico e sfruttamento di migranti attraverso il Mediterraneo e ridurre il flusso migratorio via mare a un livello tale da poter esser gestito con le capacità intrinseche degli Stati Costieri, in conformità al diritto internazionale applicabile, incluse la United Nations Convention of the Law of the Sea (UNCLOS) e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Le Unità navali di EUNAVFOR MED – Operation Sophia possono procedere a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti in acque internazionali di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani.

All’operazione al momento aderiscono 24 nazioni: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Rep. Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia.

L’operazione è stata attivata in base alla decisione del Consiglio Europeo che, il 20 aprile scorso, ha ribadito il forte impegno per agire al fine di evitare tragedie in mare derivanti dal traffico di esseri umani in Mediterraneo centro-meridionale.

Foreign Affairs Council UE 23 maggio 2016I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno dato il via libera il 23 maggio all’ampliamento del mandato dell’ Operazione Sophia aggiungendo i compiti di addestrare la Guardia Costiera e la Marina libiche e quello di “contribuire allo scambio di informazione e alla messa in atto dell’embargo Onu sulle armi in acque internazionali al largo delle costa della Libia”.

I ministri hanno inoltre sollecito un lavoro di pianificazione per i due nuovi mandati ricordando che sarà necessaria una successiva decisione del Consiglio per emendare il mandato originario di EuNavFor Med.

E’ stata anche sottolineata “l’importanza di continuare il coordinamento con i partner internazionali come le Nazioni Unite e la Nato”.

Dal 26 ottobre 2015 l’Operazione ha ufficialmente assunto il nome di “EUNAVFOR MED operazione Sophia” dal nome dato alla bambina nata sulla nave dell’operazione che ha salvato la madre il 22 agosto 2015 al largo delle coste libiche.

Al momento l’operazione EUNAVFOR MED Sophia Task Force può contare su 5 navi (1 portaerei italiana, 1 nave tedesca ausiliaria, 1 nave idrografica inglese, 1 fregata spagnola, 1 fregata tedesca), 3 elicotteri organici (2 italiani, 1 spagnolo) e 4 mezzi aerei (Lussemburgo, Spagna, Francia, Portogallo).

active endeavourIntanto, la Nato sembra volersi preparare ad un ampliamento del mandato della missione navale antiterrorismo “Active Endeavour”, lanciata nel 2001 poco dopo gli attentati dell’11 settembre, per trasformarla “in una più ampia operazione di sicurezza marittima” nel Mediterraneo centrale per compiere “sorveglianza, interdizione, antiterrorismo ed anche assistenza alla operazione Sophia della Ue”, così come ha affermato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, durante la Ministeriale Esteri che si è svolta presso il Quartier Generale della NATO a Bruxelles, dal 19 al 20 maggio.

La Marina Militare Italiana è presente a questa operazione con periodiche missioni di sommergibili e di elicotteri, nonché integrando Unità Navali di tipo Fregata nelle NATO Standing Naval Forces, quando esse vengono attivate par la condotta delle cosiddette surge operations OAE (Operation Active Endeavour).

Secondo gli ultimi dati raccolti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, dall’inizio dell’anno sono oltre 34mila persone sono sbarcate sulle coste italiane dopo essere state soccorse in mare al largo della Libia, secondo una dichiarazione dell’Alto Commissario UNHCR, Filippo Grandi. (cm)

Di seguito un breve video del salvataggio del 25 maggio nell’ambito dell’Operazione Mare Sicuro

Mare Nostrum: l’odissea senza fine….

L’odissea continua…..intervista con Fatima

 

Un’emergenza umanitaria a cui l’Italia ha dato risposta ed a cui il resto del mondo “civile” non puo’ piu’ sottrarsi nel fare la sua parte

 

06-06-2014 – L’emergenza  profughi continua e subisce un’accelerazione al calar del vento. Il mare calmo ha dato il via a quella che sembra una delle giornate piu’ intense di Mare Nostrum.
La nave San Giorgio ha iniziato le operazioni di salvataggio alle 15, dichiarando l’evento SAR ( search and rescue ) e preparandosi ad uno dei piu’ lunghi eventi della storia di Mare Nostrum (ndr: in corso mentre questo articolo viene scritto ).
Alle ore 22.00 del 5 giugno le operazioni non sono ancora terminate, mentre le unita‘ anfibie si accingono al recupero del quinto barcone, nel buio della notte.
La Gis 70 ed i due Mazinga continuano la loro attività di soccorso, recupero e riporto in nave, dove il ponte garage e’ stato trasformato in un centro di prima accoglienza: uomini da una parte, donne e bambini dall’altra, le famiglie riunite, mentre il personale della nave ammiraglia (coadiuvato dal team della Polizia di Stato, dal Cisom e dalla Ong Rava per la parte medica, dalle unita’ specializzate del battaglione San Marco per la sicurezza ) dispiega tutte le energie possibili per accogliere questa marea umana.
“Grazie Italia! Grazie al popolo italiano: siete persone splendide!”
Un giovane ingegnere siriano parla per tutti al microfono dei colleghi della Tv Svizzera presenti a bordo della San Giorgio. Sono oltre mille i profughi a bordo della nave San Giorgio gia’ messi in salvo nella giornata di oggi.
L’esodo continua: incessante, vede fuggire dalla guerra migliaia di profughi.
“Abbiamo speso 15 mila dollari in tre – racconta il giovane ingegnere – siamo scappati dalla Siria, da molte citta’ della Siria, fino in Turchia”. Qui hanno preso un aereo per Algeri e da li’ a piedi fuggiaschi fino alla Libia.
L’hanno fatto per tre volte: le prime due volte sono stati derubati dai trafficanti di vite umane e rimandati indietro. Solo la terza volta sono stati caricati su un barcone e lasciati in mare con una bussola e un po’ d’acqua. Quando lo spiegamento di forze dell’Operazione Mare Nostrum li ha avvistati stavano li’, su uno di quei soliti barconi azzurri, stipati come carne umana da macello: donne e bambini, uomini e mariti.
Nella sola mattinata di oggi, favorevoli le condizioni meteo, calmata la tempesta che ha imperversato sul Mediterraneo per quattro giorni, i barconi avvistati hanno superato di gran lunga le dieci unita’.
E’ un esodo in massa, ma non per fermarsi in Italia. “I miei parenti sono in Gran Bretagna ed in Svezia – spiega il giovane ingegnere informatico – ed e’ li’ che sono diretto”.
Tornare in Siria? “Si’, spero di poter tornare nel mio Paese in futuro”. Ma per adesso vi e’ un massacro in atto.
Ed intanto le cucine della nave ammiraglia iniziano un tour de force che andra’ avanti ad oltranza fino a quando tutti i profughi non avranno avuto un pasto caldo prima del sonno della  notte.I bambini giocano, sorridono, alcuni presi dalla stanchezza piangono. L’equipaggio della San Giorgio continua incessante ad accudire, curare, portare alla terra ferma quella marea di persone che dall’Africa risale il continente nero tra mille difficolta’. Vittime di loschi individui senza scrupoli, vittime della guerra, vittime della miseria che priva del proprio futuro intere generazioni.
E’ una vera e propria emergenza umanitaria quella che l’Italia sta affrontando da sola, con quello spirito tipicamente italiano che non arretra quando vi sono vite umane da salvare, che vede i nostri militari della Marina Italiana schierati dentro una delle piu’ complesse operazioni che gli ultimi decenni hanno visto in campo, ed affrontare con spirito di sacrificio ed abnegazione la “solitudine” di questa non facile missione.
Fatima ha 24 anni, il volto giovane, occhi illuminati dalla speranza di una vita lontana dagli orrori.
Nel ponte garage, la vedo seduta a terra che mi fa cenno di voler parlare.
“Siamo partiti dalla Libia dove mi trovavo ospite da amici assieme ai miei tre figli”, mi dice in inglese.
Sono bellissimi bambini: il piu’ grande si chiama Adam, le due piccoline hanno solo un mese di vita. Miriam e Mariah sono gemelle: la prima dorme profondamente su una sedia, la seconda, su una coperta, sembra osservare calma l’incredibile via vai sul ponte garage nelle ore di distribuzione dei pasti.
Fatima e’ un fotografo, mi guarda e mi spiega che il suo lavoro assomiglia un po’ al mio: lavora al computer, usa photoshop.
Il suo lavoro le piace.“Sto raggiungendo mio marito in Svezia – mi racconta – non sono stati facili questi mesi senza di lui. Ero incinta di due gemelli e non potevo affrontare il viaggio in quelle condizioni”.
I suoi occhi si illuminano mentre mi dice della speranza di ritrovare il suo uomo, di riunire la sua famiglia.“Senza l’Italia non ce l’avremmo fatta, siete un popolo meraviglioso: grazie!”
Lei che e’ palestinese, in viaggio verso una terra promessa, con la voglia di ricominciare lontana dalla barbarie delle guerre, sorride e si commuove.
Il carico di vite umane messe in salvo ed assicurate alla speranza dall’operazione Mare Nostrum durante la notte tra il 5 ed il 6 giugno e’ di 2499 profughi di cui 1251 a bordo della nave San Giorgio.
Carmela Modica ©Cybernaua Magazine

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Emergenza immigrazione: delegazione del governo a Lampedusa

PALERMO 26 Febbraio 2011 – Il vicepresidente della Regione Sicilia Giosuè Marino guiderà la delegazione del governo che giovedì prossimo, 3 marzo, si recherà in visita a Lampedusa per incontrare gli amministratori locali e la comunità.

Nel corso degli incontri, ai quali parteciperanno anche il dirigente della Protezione civile siciliana, Pietro Lo Monaco, e il dirigente per i servizi di pubblica utilità, Enzo Emanuele, verranno affrontati anche i temi dell’emergenza immigrazione, alla luce delle crisi della Libia e di molte nazioni della sponda Sud del Mediterraneo.