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Auto di lusso clonate, cinque persone in manette

ROMA 14 Giugno 2011 – Sgominata dagli agenti della Polizia un’organizzazione specializzata nel traffico di auto di lusso clonate.

Sono cinque le persone finite in manette a seguito di sette  ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Velletri.

Gli arrestati, B.P, M.F., M.A., M.G. e B.M., rispettivamente di 57, 56, 33, 47 e 32 anni, pregiudicati, erano tutti impegnati a vario titolo in attività di vendita e riparazione di veicoli nella zona dei Castelli Romani.

Le indagini hanno avuto inizio alla fine del 2008 quando, durante un controllo presso un autocarrozzeria di Velletri, gli agenti della Polizia Stradale di Albano hanno trovato due  autovetture, di marca e modello uguali, di cui una incidentata e l’altra di provenienza furtiva.

A seguito del ritrovamento gli investigatori della Stradale insieme ai colleghi del Commissariato di Albano hanno effettuato una serie di verifiche.

Attraverso appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche gli agenti sono riusciti ad individuare tutti i componenti della banda ed a dare un ruolo ad ognuno di loro.

In sostanza l’organizzazione, composta in totale da sette persone, acquistavano a basso costo veicoli e parti di esse di provenienza furtiva che venivano totalmente cannibalizzate e i vari pezzi utilizzati per la riparazione di auto incidentate.

In altri casi invece le auto rubate diventavano il clone di quelle incidentate.

Il sistema, già collaudato, consiste nella sostituzione della traversa, sulla quale sono incisi i numeri di telaio, con altra appartenente ad un veicolo incidentato.

Questa mattina il blitz degli agenti che ha consentito di rintracciare 5 delle sette persone sottoposte a misura cautelare in carcere e di sequestrare un considerevole numero di parti meccaniche di autovetture tra cui motori con numeri di matricola abrasi, centraline, pezzi di carrozzeria e attrezzature per l’assemblaggio.

Sono in corso accertamenti per individuare le due persone straniere, di nazionalità greca, ancora ricercate.

 

 

Pickpocketing: indagine italo-francese blocca traffico internazionale, cinque arresti a Roma

ROMA 02 Dicembre 2010 – Le minori, giovanissime, venivano “addestrate” e “specializzate” per il pickpocketing, per i borseggi ed altri piccoli furti all’interno delle stazioni delle metropolitane delle principali capitali europee tra cui Parigi e Roma.
A conclusione di un’indagine durata diversi mesi e condotta dagli agenti della squadra mobile della Squadra Mobile della Questura di Roma, diretta dal dr. Vittorio Rizzi, in collaborazione con la polizia francese, 5 persone di origine Bosniaca e Croata, di etnia rom, sono stati arrestati a Roma.
Erano centinaia le ragazzine di etnia rom impiegate dalla struttura piramidale a capo della quale vi era un 58enne di etnia rom. A lui erano infatti destinati in proventi dei “piccoli” reati posti in essere con metodo sistematico delle minori ai danni degli utenti delle metro. In alcuni casi il guadagno arrivava fino a quasi 5000 euro al giorno. E’ il caso di una minore di 12 anni con numerosi alias, più volte bloccata dagli agenti, la quale si avvaleva poi della collaborazione altri 2 minori, rispettivamente di 13 e 17 anni.
L’organizzazione non trascurava l’impiego nemmeno dei più piccoli. In genere i bambini di età inferiore ai 3 anni venivano infatti ”utilizzati” dai rispettivi genitori per l’attività di accattonaggio.
Al momento del blitz effettuato nella zona dell’Infernetto una delle bambine più bambine di appena 9 mesi verosimilmente impiegata proprio nell’accattonaggio per riuscire a carpire denaro dalle persone, è stata trovata in precarie condizione di salute e ricoverata in ospedale perchè affetta da broncopolmonite. I bambini impiegati a Roma venivano dislocati dall’organizzazione della capitale in particolare presso le stazioni metro nella zona del Colosseo, del Pantheon, della Fontana di Trevi, e del Vaticano, sfruttando l’elevato flusso di turisti e gli utenti dei negozi più eleganti.
I proventi dell’attività dei minori venivano poi reinvestiti da parte del 58enne in attività commerciali tra cui alcuni bar. Altra parte del guadagno veniva invece destinato dallo stesso 58eene ai suoi hobby tra cui la passione del gioco in bische clandestine e auto di lusso.
Allo stesso risultano infatti riconducibili 36 auto tra cui Porsche e Mercedes. Nel corso della perquisizione dell’abitazione in uso al 58enne, al cui interno sono stati sorpresi anche 7 minori, gli agenti i hanno trovato anche numerosa documentazione attestante movimenti di denaro tra l’uomo e la compagna e che hanno consentito di accertate l’esistenza di conto correnti in Francia e in Belgio.
Non è escluso che in alcuni casi i minori subivano anche forti condizionamenti con atti di violenza. Particolarmente precarie erano le condizioni igienico-sanitarie dell’appartamento usato dall’organizzazione come “base” operativa.
Uno dei fermati aveva tentato di sottrarsi all’espulsione esibendo un certificato di nascita falso, apparentemente emesso dall’Autorità di Marsiglia, ma l’alterazione del documento è stata smascherata dal personale dell’Ufficio Immigrazione della Questura, diretto dal dr. Maurizio Improta, che ha assicurato il supporto di specifica competenza nel corso delle varie fasi delle indagini, oltre che per l’identificazione degli arrestati e per la ricostruzione della reale identità degli stessi in occasione del blitz.
In particolare, grazie anche alla collaborazione con le Autorità Francesi attivata nell’immediatezza dei fatti, una volta accertata l’origine serba dell’interessato, l’Ufficio Immigrazione ha avviato le procedure per espulsione dal territorio nazionale, associandolo al C.I.E di Ponte Galeria.
Ulteriori riscontri sono in corso in relazione al fatto che la stessa organizzazione nel tentativo di eludere la normativa sul soggiorno sul territorio nazionale cercava di regolarizzare la posizione di alcuni componenti del gruppo attraverso richieste di asilo politico e acquistando in Francia documenti d’identità attraverso la mediazione di impiegati corrotti.