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Immigrazione: il sindaco di Caltagirone contesta Maroni

CALTAGIRONE 24 Marzo 2011 – “Il governo ha barato. Anziché inviare i richiedenti asilo smistati dai vari centri di accoglienza, al Residence degli Aranci di Mineo manda i migranti sgomberati da Lampedusa. Così la bomba sociale che temevamo si realizza e i problemi per la sicurezza delle nostre comunità e degli stessi ospiti della struttura diventano, purtroppo, una triste realtà. Berlusconi e soci continuano a trattare la Sicilia e il Calatino come luoghi e popolazioni di serie B, a cui si può far tutto pur di preservare i territori dellaPadania. Ma noi non ci rassegnamo: Maroni, che forse sperava di avere a che fare con utili idioti, sappia che è finito il tempo delle sciocchezze. Siamo persone con la schiena dritta, non ci piegheremo a diktat né ci faremo illudere dalle promesse. Non si usi la coperta dell’emergenza per coprire l’ennesimo attentato alla dignità del nostro comprensorio”.

Lo afferma il sindaco di Caltagirone Francesco Pignataro sulla vicenda – immigrati nel cosiddetto “villaggio della solidarietà” di Mineo.

“Non firmeremo nessun protocollo sulla sicurezza – sostiene Pignataro -, perché non ci sono le condizioni per garantirla. Il primo protocollo sulla sicurezza, al di là dei giochi di prestigio, sarebbe quello di mantenere la parola data. E Maroni sta invece palesemente venendo meno a ogni impegno, trattando il nostro territorio con i piedi”.

Caltagirone: avvocato catanese indagato per truffa

CALTAGIRONE 18 Marzo 2010 (F.F.) – E’ il legale rappresentante di due cooperative agricole dedite alla coltivazione di piante e fiori, l’avvocato S.M., di anni 74, con studio professionale a Catania. A lui, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria Guardia di Finanza di Catania hanno notificato nelle un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Caltagirone, dott. Marcello Gennaro, in accoglimento della richiesta formulata dal Procuratore Capo della Repubblica, dott. Francesco Paolo Giordano.

Le indagini condotte dai finanzieri sotto il coordinamento della Procura di Caltagirone, hanno posto in evidenza un piano criminoso ben architettato dall’avvocato catanese, che è indagato non in relazione alla sua professione legale, bensì quale Presidente di due cooperative agricole sottoposte ad accertamenti di natura finanziaria, una delle quali, la “Phoenix coop. a r.l.” di Mineo (CT), è risultata beneficiaria di un contributo a fondo perduto pari a 266.000,00 Euro circa, concesso a valere sui fondi del Patto Integrato per l’agricoltura del Calatino Sud Simeto del 2001. Lo stratagemma adottato consisteva nel rendicontare all’A.S.I. di Caltagirone (CT), l’Azienda di Sviluppo Integrato che gestisce i fondi in oggetto, i costi sostenuti per la realizzazione di serre per la coltivazione di piante e fiori, giustificandoli attraverso fatture di “comodo”che il professionista-imprenditore emetteva praticamente a “se stesso”, nel senso che venivano materialmente prodotte da altre due cooperative a lui riconducibili, ovvero la “Punto Verde coop. a r.l.”, avente sede in Catania e l’Associazione produttori agricoli “l’Internazionale” di Acicastello (CT). Entrambe le cooperative, che non disponevano di alcuna organizzazione di uomini e mezzi tali da poter giustificare l’avvenuta esecuzione delle opere ammesse a finanziamento, fungevano da mere “cartiere” a vantaggio della “Phoenix”, atteso che i lavori effettivamente realizzati sono stati eseguiti da personale di quest’ultima, che, a dire del S.M., aveva stipulato con le due ditte esecutrici dei lavori un contratto verbale.
, Dalla ricostruzione dei fatti, è apparso in maniera evidente come la consistenza dei lavori eseguiti in economia dalla stessa impresa richiedente il contributo fosse di gran lunga inferiore ai costi rendicontati all’A.S.I. circostanza, questa, che veniva avvalorata dalle risultanze dell’analisi dei flussi finanziari movimentati fra le ditte verificate, operata dalle Fiamme Gialle, che poneva in risalto un sistema di frode ben congegnato, attraverso il quale l’avvocato-imprenditore, una volta incassate le varie “tranches” del contributo concesso sui conti della “Phoenix”, emetteva assegni nei confronti della “Punto Verde” e de “l’Internazionale” che, previa girata a se stesso (in qualità di Presidente della “Punto Verde”), o con la compiacenza di altri due soggetti intervenuti nelle varie fasi delle opere, F.G. di anni 48 di Acicastello (CT) – legale rappresentante de “l’Internazionale”-, e V.G. di anni 52 di S. Giovanni La Punta (CT), anch’essi indagati per concorso nella truffa, provvedeva ad incassare direttamente versandone i relativi importi nei suoi conti correnti personali.
L’ammontare del contributo già erogato è pari a 240.000,00 Euro, di cui viene considerata come indebitamente percepita la somma di € 185.000,00 circa.
In esecuzione del provvedimento emesso dal G.I.P. del Tribunale di Caltagirone, i finanzieri hanno sottoposto a sequestro preventivo la cospicua somma di Euro 1.290.000,00 circa, rinvenuta in deposito su diversi conti correnti bancari e postali di cui l’avvocato S.M. ha la piena disponibilità.

Caltagirone: operazione “Settimo Cerchio”, 13 persone in manette per usura

CALTAGIRONE 10 Marzo 2010 – Nel corso della notte a Caltagirone, Palagonia, Scordia e Mineo, la Compagnia Carabinieri di Palagonia congiuntamente alla Compagnia della Guardia di Finanza di Caltagirone ed alla Polizia Stradale di Caltagirone, nell’ambito di un’inchiesta svolta in collaborazione tra le tre Forze di Polizia, hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Caltagirone, su richiesta della Procura della Repubblica di Caltagirone, nei confronti delle seguenti persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’ usura ed alle estorsioni.

Si tratta di Salvatore D’Amico, Giuseppe Senia, Manuel Laurino La Rocca, Nunzia La Micela, Carmelo D’Amico, Alessandro D’Amico, Giuseppe Villeggiante, Salvatore Villeggiante, Maurizio Raia, Giuseppe Bonaviri, Salvatore D’Agostino, Vincenzo La Spina, Franco Gulizia.

Le indagini, iniziate nel dicembre del 2008, e frutto di un intreccio di elementi investigativi a seguito delle denunce sporte dalle numerose vittime che sono apparse prive di qualsiasi discordanza interna, lucide, cronologicamente coerenti e scevre di contraddizioni, hanno permesso di accertare l’esistenza a Caltagirone, Scordia, Palagonia e Mineo, di una associazione criminale che grazie all’ausilio di impiegati di finanziarie e direttori compiacenti di Istituti di credito, percepiva e prometteva, a fronte di somme di denaro prestate, interessi di natura usuraia prossimi al 250% annuale.

Dall’analisi delle attività tecniche disposte e dalla copiosa documentazione fiscale acquisita presso locali Istituti di credito, si è potuto dimostrare l’esistenza di un vero e proprio mercato nero dei soldi. Infatti, alla stregua di un istituto di credito, l’organizzazione criminale procacciava clienti e dopo aver ricevuto precise garanzie, concedeva il prestito ed in caso di mancato pagamento, recuperava il credito non adempiuto tramite “precise” procedure esecutive.

L’indagine è stata condotta con l’ausilio di attività tecniche di intercettazione e presso i locali Istituti di credito coinvolti nell’emissione ed accettazione dei titoli di Credito, ed ha permesso la ricostruzione dei flussi di denaro, sia virtuali che reali, in entrata ed in uscita ricavati dai relativi accertamenti.

La signora Nunzia La Micela è stata in seguito dichiarata completamente estranea ai fatti inizialmente contestatagli, essendo stata estromessa dal procedimento penale a suo carico. Invero in data 29.03.2010 il Tribunale del Riesame di Catania ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei di lei confronti per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza e in data 27.08.2010 il GUP presso il Tribunale di Caltagirone ha emesso una sentenza di non luogo a procedere perchè il fatto non costituisce reato. In data 01.02.2013 veniva emesso un provvedimento di Riparazione per ingiusta detenzione dalla Corte di Appello di Catania I sezione penale.