Archivi tag: Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Il Nucleo TPC dei Carabinieri restituisce reperti archeologici allo Stato del Messico

ROMA 02 Ottobre 2014 – Si è svolta nella serata di ieri presso l’Ambasciata del Messico a Roma la cerimonia di restituzione di 38 reperti archeologici messicani allo Stato di appartenenza, alla presenza del Gen. B. Mariano Mossa, Comandante del Comando CC TPC, e di S.E. l’Ambasciatore Miguel Ruiz-Cabañas Izquierdo.

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza, nel contesto di un’indagine avviata nei primi mesi del corrente anno e coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza, tesa a contrastare il mercato clandestino di materiale archeologico, hanno sequestrato 38 reperti archeologici messicani e 3 ecuadoriani, datati tra il IV secolo a.C. ed il XII d.C.

I beni, importati illegalmente sul territorio nazionale, erano stati affidati, per accertarne l’autenticità e disporre la successiva vendita, ad una casa d’asta di Milano.

Le indagini hanno consentito di appurare che i reperti erano stati introdotti in Italia negli anni ’70 da un milanese, nel frattempo deceduto, che aveva intrattenuto rapporti di lavoro con il sud America.

L’Autorità Giudiziaria monzese, a conclusione degli accertamenti, ha disposto il dissequestro dei beni, stimati in 100.000,00 euro, in favore degli Stati di appartenenza.

 

Logo_TPC1Le origini del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale risalgono al 3 maggio 1969, allorché il Comando Generale dell’Arma, sulla base di una lungimirante intuizione del Capo di Stato Maggiore pro-tempore, Gen. Arnaldo Ferrara, determinò di costituire, presso il Ministero della Pubblica Istruzione e d’intesa con questo, il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico.

L’intendimento era quello di fronteggiare, con efficacia di strumenti ed interventi mirati, l’allarmante fenomeno della depauperazione del più grande museo al mondo: l’Italia.
La sede prescelta fu lo storico Palazzetto ideato dall’architetto Filippo Raguzzini, vivace espressione dell’architettura tardo-barocca nella storica e suggestiva Piazza di Sant’Ignazio, assai cara al cuore dei romani ed importante meta del turismo culturale. Oggi si può ben affermare che, nell’immaginario, il reparto è romanticamente identificato dalla pubblica opinione con la sua stessa prestigiosa sede.

L’Italia fu così la prima Nazione al mondo a dotarsi di un organismo di polizia specializzato nello specifico settore, anticipando peraltro di un anno la raccomandazione della Conferenza Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), che, da Parigi, indicava agli Stati aderenti l’opportunità di adottare varie misure volte a impedire l’acquisizione di beni illecitamente esportati e favorire il recupero di quelli trafugati, tra cui la costituzione di servizi a ciò preposti.

Anche a seguito dei rilevanti risultati conseguiti, il 20 settembre 1971 il Comando Generale dell’Arma stabiliva l’elevazione del reparto al rango di Comando di Corpo, retto da Colonnello, con alle dipendenze il preesistente Nucleo Tutela Patrimonio Artistico.

Quest’ultimo, negli anni successivi, allo scopo di delineare un modello organizzativo più rispondente alle aumentate esigenze di contrasto nel particolare comparto criminale, veniva riconfigurato in Reparto Operativo, articolato nelle Sezioni Archeologia, Antiquariato, Falsificazione ed Arte Contemporanea: Con Decreto del Ministro per i Beni Culturali e Ambientali del 5 marzo 1992, era formalmente sancita la collocazione del Comando nell’ambito del Dicastero, così come ne venivano formalizzati funzioni e compiti, con la nuova denominazione di Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico, che sarà mantenuta sino all’emanazione del D.P.R. 6 luglio 2001, nr. 307.

Con tale provvedimento, infine, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (nuova e attuale denominazione) è stato inserito tra gli Uffici di diretta collaborazione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, al quale risponde funzionalmente.

Ai sensi del Decreto del Ministro dell’Interno del 28 aprile 2006, il Comando Carabinieri per la Tutela Patrimonio Culturale, in quanto struttura specializzata dell’Arma dei Carabinieri, anche attraverso i 12 Nuclei ed 1 Sezione TPC distribuiti sul territorio nazionale, alla quale è affidata in via prevalente e prioritaria la competenza nello specifico comparto di specialità (come già previsto in analogo D.M. sin dal 1992), ha ora anche formalmente assunto, nel settore, la funzione di polo di gravitazione informativa e di analisi a favore di tutte le Forze di Polizia, con particolare riferimento all’alimentazione della banca dati specializzata e dunque oggi come in passato il Comando opera sul territorio nazionale d’intesa con tutte le componenti dell’Arma dei Carabinieri, con le altre Forze dell’Ordine ed in sinergia con le Soprintendenze e svolge la propria attività in campo internazionale tramite INTERPOL secondo le convenzioni.

Per i meriti acquisiti dal Comando nel campo dei Beni Culturali sono state conferite alla Bandiera dell’Arma cinque medaglie d’oro ai Benemeriti della Scuola della Cultura e dell’Arte:

Diploma di 1^ classe, il 1 giugno 1981
Diploma di 1^ classe, il 20 maggio 1986
Diploma di 1^ classe, il 02 gennaio 1995
Diploma di 1^ classe, il 17 maggio 2005
Diploma di 1^ classe, il 30 maggio 2008

 

Tutela del patrimonio culturale: carabinieri in prima fila

Lo scorso mese di giugno il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha portato a conclusione, nell’ambito delle attività di contrasto al traffico nazionale e internazionale di beni culturali, alcune operazioni che hanno consentito il recupero di importanti opere d’arte di provenienza illecita.

Gli importanti risultati conseguiti sono il frutto dei consolidati rapporti che il Comando TPC mantiene a livello internazionale, dello scambio quotidiano di notizie con gli organi di polizia di tutto il mondo, direttamente o attraverso INTERPOL, della stretta collaborazione con la Magistratura, del raccordo tecnico-operativo con le Soprintendenze di tutta l’Italia nonché della costante stretta sinergia con l’Arma Territoriale.

Le esperienze acquisite sul campo, riconosciute sempre più frequentemente in seno a importanti consessi internazionali, e il mirato utilizzo dell’importante strumento di analisi che è la Banca Dati Leonardo delle opere d’arte illecitamente sottratte, consentono il puntuale monitoraggio dei fenomeni criminosi da contrastare, così da poter preparare e adottare le misure più idonee ai fini investigativi.

Le cinque operazioni portate a termine  testimoniano l’impegno che il Comando ha profuso nei vari settori d’intervento riscuotendo risultati in particolare nel settoredell’archeologia e dei beni artistici e storici contrastandone il furto, la ricettazione, lo scavo clandestino sull’intero territorio nazionale con riflessi anche in ambito internazionale grazie al recupero di alcuni importanti dipinti rubati all’estero.

Le opere recuperate, di grande  valore storico-artistico e nel caso dei reperti archeologici, addirittura unici per la peculiarità della loro

produzione, costituiscono un importante successo nella lotta ad una criminalità particolarmente aggressiva interessata al reperimento e commercio illegale di beni culturali.

Complessivamente sono stati recuperati:

  • · statua in marmo rubata nel 1979 dal duomo di Parma il cui valore venale è stimato in settecentocinquantamila euro circa;
  • · un’anfora ad occhioni figurata e una kylix del maestro ceramista Tleson per un valore patrimoniale quantificabile in circa 500.000 (cinquecentomila) euro;
  • · cinque dipinti, rubati dalla galleria Riemer di Slovenske Konjice (Slovenia) il 24 marzo del 2004 il cui valore commerciale è stimato in circa 75.000 euro;
  • · beni religiosi compendio di furti commessi il 21 giugno 2011 ed il 14 novembre 2008 ai danni rispettivamente delle chiese di San Rocco e Sant’Antonio in Morozzo(CN) e di San Lorenzo in Loranze’ (TO), di valore devozionale;
  • · 2.298 beni archeologici provento di scavo clandestino operato in Puglia e Basilicata tra la fine del 2010 ed il primo semestre del 2011 il cui valore sarebbe stato, se immessi sul mercato, di almeno 600.000 (seicentomila) euro.