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Afghanistan: imboscata talebana, uccisi quattro militari italiani, un quarto ferito

FARAH 09 Ottobre 2010 – Strage di alpini italiani nella provincia afghana di Farah. Quattro militari sono stati uccisi e un quinto è rimasto ferito in un attacco dei talebani. Un ferito è stato trasportato in elicottero in un ospedale militare. Le sue condizioni, in un primo momento definite gravi, sono sotto controllo e il militare non è in pericolo di vita. Gli alpini erano a bordo di un Lince e facevano parte di un convoglio di 70 mezzi proveniente dalla valle di Gulistan. L’imboscata è stata compiuta prima facendo esplodere un ordigno ad alto potenziale a cui è seguita una sparatoria.
Erano arrivati a luglio in Afghanistan i 5 alpini del 7° reggimento di stanza a Belluno, coinvolti nell’attacco. Nell’esplosione hanno perso la vita il primo caporal maggiore Gianmarco Manca, 32 anni, di Alghero; il primo caporal maggiore Francesco Vannozzi, 26 anni, di Pisa; il primo caporal maggiore Sebastiano Ville, 27 anni di Siracusa; e il caporal maggiore Marco Pedone, 23 anni, della provincia di Lecce. Il ferito, il caporal maggiore Luca Cornacchia, 38 anni, della provincia dell’Aquila, è ricoverato in un ospedale da campo statunitense e ha già parlato con la famiglia.
I militari italiani erano andati nella zona per trasportare i materiali per l’allestimento di una base che servirà per il controllo dell’intera zona. L’imboscata, secondo la Difesa, è stata compiuta facendo esplodere un ordigno improvvisato, il cosiddetto Ied, a cui è seguito un attacco a colpi di arma da fuoco.
Il Ministro La Russa, tenuto costantemente informato sull’evolversi della situazione da parte del Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha espresso profondo cordoglio e dolore per i 4 militari deceduti, grande solidarietà al soldato ferito e sentimenti di particolare vicinanza ai familiari delle vittime.
Il convoglio di cui faceva parte il Lince con i 4 alpini uccisi era stato già attaccato ieri – ha detto ministro della Difesa, La Russa, che ha aggiunto: “Chiedere il ritiro ora è sciacallaggio. La critica è legittima ma deve essere fondata e non pretestuosa e strumentale”.
Il ministro ha spiegato che il Lince è saltato in aria nonostante fosse dotato del dispositivo per impedire l’attivazione di ordigni via radio. Le vittime, ha aggiunto La Russa, avevano partecipato ad altre missioni e facevano parte del 7° Reggimento Alpini di Belluno. Le salme potrebbero rientrare in Italia nelle prossime 48 ore.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dell’attentato costato la vita a quattro alpini in missione in Afghanistan, “esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari dei caduti”. In una nota del Quirinale, il capo dello Stato “si rende anche interprete del profondo cordoglio del Paese”.
I presidenti di Camera e Senato esprimono, a nome di deputati e senatori, un profondo dolore per i quattro soldati italiani caduti in Afghanistan. Il presidente del Senato Schifani parla di “tragica notizia” ed esprime il suo “più profondo dolore e cordoglio.L’Italia onora il sacrificio di questi nostri soldati coraggiosi”. E’ “l’ennesimo pesante tributo” che l’Italia paga “per difendere la pace”. Anche per il presidente della Camera, Fini, si tratta di “una notizia molto triste. Con questi sono 34 i nostri caduti in Afghanistan”.
Sono oltre 3.500 i soldati italiani impegnati nella missione Nato in Afghanistan e diventeranno 4.000 entro la fine dell’anno. Il contingente si trova nella regione occidentale del Paese: a Herat c’è la sede del comando. I nostro contingente ha la responsabilità di un territorio grande quanto il Nord Italia. Il generale Claudio Berto comanda 7.000 soldati provenienti da 11 Paesi. Tra qualche giorno la Brigata Taurinense lascerà il posto alla Julia con il generale Marcello Bellacicco. Dal 2004 sono 34 gli italiani caduti e il 2010 è stato l’anno più nero con 12 morti nei primi dieci mesi.

Afghanistan: cambio al vertice della task force C4

Afghanistan: cambio al vertice della task force C4 HERAT 05 Ottobre 2010 – Cambio al vertice della task Force C4: il tenente colonnello Angelo Tuccillo è subentrato al tenente colonnello Maurizio d’Alterio al comando della Joint Task Force C4 (JTFC4), l’unità interforze inquadrata nel Regional Command West di ISAF che ha come compito principale quello di assicurare le comunicazioni vitali per il comando e controllo di tutte le unità italiane che operano nella regione ovest dell’Afghanistan.
Alla cerimonia che ha segnato il passaggio di autorità tra i due ufficiali ha presenziato il generale Claudio Berto, comandante di RC-West.
Nei sei mesi di mandato sotto il comando del tenente colonnello d’Alterio, gli uomini e le donne del Battaglione “Rolle” del 7° Reggimento Trasmissioni di Sacile hanno gestito i sistemi di telecomunicazione più avanzati nel campo delle reti di trasporto satellitare, reti informatiche e relativi applicativi per il funzionamento dei servizi telematici vitali alla pianificazione e condotta delle operazioni.
Al battaglione “Rolle” subentra il Battaglione Collegamenti “Legnano” del 232° Reggimento Trasmissioni di stanza ad Avellino che per i prossimi sei mesi assicurerà gli stessi compiti sotto la guida del tenente colonnello Angelo Tuccillo.

Afghanistan: successo della seconda operazione “Districts Stability”

HERAT 30 Agosto 2010 – Si è conclusa con successo al termine di sei giorni di attività nel distretto di Chest-e-Sharif, a 140 km da Herat, una nuova operazione di “Districts Stability” condotta in partnership con le forze di sicurezza afgane dal Provincial Reconstruction Team e dalla Task-Force Centre, le unità costituite rispettivamente dal 1° reggimento artiglieria da montagna e dal 3° reggimento alpini della brigata Taurinense, cui si è aggiunto un team del 28° reggimento Comunicazioni Operative di Pesaro.

L’operazione – svolta con oltre 20 veicoli blindati Lince – si è articolata in una serie di ricognizioni e incontri con i leader locali del distretto, per verificare tra l’altro lo stato di diversi seggi elettorali in vista delle votazioni di settembre. Gli Alpini della 34ma compagnia della Task Force Centre si sono recati insieme alla polizia afgana fino alla diga di Salma, una delle principali dell’intero paese, dove hanno verificato le condizioni di sicurezza dell’area.

Momento culminante dell’operazione – mirata a estendere il raggio d’azione delle istituzioni di Herat nei distretti remoti della provincia nei quali la presenza governativa è limitata – è stata la convocazione di una shura (assemblea) a cui hanno partecipato oltre 250 persone tra esponenti governativi, anziani dei villaggi e mullah. Alla shura ha partecipato anche il generale Claudio Berto, comandante del Regional Command West, il quale ha presentato il progetto di riparazione della strada che collega Herat e Chest – e – Sharif, un’opera da 100.000 Euro che sarà finanziata dal Ministero della Difesa. Il progetto consentirà tra l’altro lo sviluppo del commercio del marmo bianco delle cave di Chest – e – Sharif, per il quale esiste l’interessamento di ditte italiane del settore.

Il Provincial Reconstruction Team ha poi annunciato la costruzione di 1 pozzo della profondità di oltre 100 metri, e ha donato beni per un valore di 36.000 Euro.