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A 24 anni dalla strage di Capaci, in coro contro la Mafia e per la legalità

giovanni falconeSono trascorsi 24 anni da quel terribile 23 maggio 1992 quando vennero ammazzati il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Gli unici sopravvissuti furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza.

Quest’anno è stato organizzato un grande coro contro Cosa Nostra e per la legalità al quale è prevista la partecipazione di cinquantamila studenti di tutto il Paese.

    Il centro degli eventi è nel capoluogo siciliano, per ricordare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e gli agenti delle loro scorte. Ma le iniziative, organizzate dalla Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”, con la direzione generale per lo studente del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, si estenderanno anche in altre otto città italiane: Milano, Gattatico (Reggio Emilia), Firenze, Napoli, Roma, Pescara, Bari, Barile (Potenza).

A Palermo, come ogni anno, saranno due i cortei che nel pomeriggio del 23 maggio partiranno uno dall’aula bunker e l’altro da via D’Amelio per riunirsi sotto l’albero Falcone.

Gli hashtag della manifestazione saranno #23maggio e #PalermoChiamaItalia. Foto e momenti salienti degli eventi saranno raccontati su Facebook attraverso gli account Miur Social e Palermo Chiama Italia.

Falcolandia2012: la festa dei falchi il 21 e 22 luglio alla Mistica

ROMA 18 LUGLIO 2012 – Falco, volo libero dell’anima. Falco, diminutivo di Giovanni Falcone. Il capitano Ultimo tende una mano ai più deboli e organizza una manifestazione di educazione all’ambiente e legalità. Musica, natura, rapaci, cultura, legalità. Una no stop a favore dei minori della casa famiglia e dei soggetti svantaggiati.

“L’ambiente è di tutti – dice Ultimo- per tutti. Senza distinzioni, senza ambiguità, con il coraggio di essere semplicemente esseri umani, finalmente esseri umani. Ambiente e umanità, ambiente e rispetto delle diversità, ambiente e legalità”.

Per questo l’Associazione Volontari Capitano Ultimo onlus, nata e fondata da Ultimo e dai suoi carabinieri straccioni, il 23 maggio 2009 proprio nel giorno della ricorrenza della Strage di Capaci, per onorare e continuare le azioni di legalità di tutti i Servitori dello Stato, in collaborazione con la Coldiretti di Roma insieme a Campagna Amica e all’Associazione Demetra di Caserta, organizzano il 21 e 22 luglio, nella capitale, in via della tenuta della Mistica, un evento per difendere i rapaci dalla caccia e dal bracconaggio, con esibizioni del volo dei falchi, provenienti da ogni parte d’Italia e oltrealpe. Una festa e fiera dell’artigianato, con 30 stand di ogni genere: dalla pelletteria fatta su misura, alla degustazione di prodotti enogastronomici locali, compreso il grana padano proveniente dai caseifici terremotati dell’Emilia. Per due giorni in mostra un percorso di profumi intrecciati e sovraesposti per l’antica arte della falconeria, della selleria, con degustazione dei prodotti tipici di tutte le regioni, per palati raffinati e genuini.
Un itinerario che con momenti ludici per bambini, spettacoli teatrali con i burattini e lezioni di RicilArt insegna il rispetto. l’educazione ambientale e quindi la legalità.

Dalle 19:30, tutti in pista a ballare con canti e musica popolare grazie alla partecipazione gratuita di band di punta del panorama internazionale: The City of Rome Pipe Band con le loro cornamuse e tamburi scozzesi, i Mariachi Tierra De Mexico con le note calienti e vibranti del Messico, la poesia estemporanea di Ottava Rima con Enrico Rustici, il folk toscano di Lisetta Luchini e il ballo gipsy con Bellydee.

L’ingresso è gratuito.

info@volontaricapitanoultimo.it

www.volontaricapitanoultimo.it

23 maggio 1992 – 23 maggio 2010

di Antonella Serafini

Era maggio. Faceva caldo, i mondiali c’erano stati da due anni e la gente aspettava con calma che arrivassero le ferie. A febbraio era cominciata Tangentopoli. Poi sono arrivate le bombe. Tutti dicono che il mandante delle stragi non sia la mafia. Probabilmente è vero, vi è una ragionevole certezza, ma è bene ricordare che senza la manovalanza di Cosa Nostra, lo Stato si sarebbe limitato a delegittimare il giudice, ma sarebbe ancora vivo. E’ importante. E’ importante non accomunare un giudice che faceva indagini cercando nomi e cognomi di imprenditori e politici collusi con Cosa Nostra a giudici che in quel periodo Falcone lo vedevano come fumo negli occhi. Borsellino diceva sempre che bisognava far pulizia prima nella Procura, poi nella polica, e solo dopo sarebbe stato possibile sconfiggere Cosa Nostra. Non con gli arresti, no. Ma con un cambiamento radicale nella cultura della gente, nel modo di pensare. Ora non servono più le celebrazioni ufficiali, non serve ricordare Falcone come si ricorda Mazzini o Cavour, non serve a niente che i politici vadano a Capaci, non serve più che i ragazzini vengano portati in viaggio a Palermo e poi fatti andar via. La Sicilia è come l’Africa, non serve più la beneficenza dell’antimafia compassionevole, istituzionalmente indignata che vive di convegni, non serve più perché il Paese è cambiato. In Sicilia non serve beneficenza, serve cooperazione. Falcone se lo ricordano tutti. Anche chi non l’ha vissuto. Era una persona che, sorrideva, amava la vita, amava l’Italia, amava la Sicilia. E oggi, nell’anniversario della sua morte, è triste pensare che quelle persone che lo ostacolarono e che lo lasciarono solo, sono ancora tutte lì. Magari qualcuna si vanterà di averlo conosciuto. Nessuno dirà “io l’ho tradito”. Ilda Boccassini, sua amica e collega che con lui aveva lottato in trincea, disse in un’intervista nel 2002: “Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani, deformandole secondo la convenienza del momento. E’ soltanto il più macroscopico paradosso della vita e della morte di Giovanni Falcone: la sua breve esistenza, come oggi la sua memoria, è stata sempre schiacciata dal paradosso, a ben vedere. Ce ne sono di clamorosi… Non c’è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone. E’ stato sempre “trombatissimo”. Bocciato come consigliere istruttore. Bocciato come procuratore di Palermo. Bocciato come candidato al Csm, e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia, se non fosse stato ucciso… Eppure, nonostante le ripetute “trombature”, ogni anno si celebra l’esistenza di Giovanni come fosse stata premiata da pubblici riconoscimenti o apprezzata nella sua eccellenza. Un altro paradosso. Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di “amici” che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito”.