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Indagine "Ombre". Operazione antidroga dei Carabinieri.

ROMA 11 Febbraio 2013 – Sono 53, in totale, (35 nel corso delle indagini) le persone arrestate dai Carabinieri di Roma nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Ombre” conclusa questa mattina con la notifica di 18 ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni a Roma, Rieti e Latina. I Carabinieri hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip presso il Tribunale di Roma, Dott. Alessandro Arturi, che ha accolto specifica richiesta nel senso formulata dal P.M. Dott. Giuseppe Cascini. Si è altresì dato esecuzione a complessive 18 perquisizioni locali tra Roma, Frascati, Rieti e Latina presso le abitazioni di proprietà o nella disponibilità degli arrestati, individuando e ponendo sotto sequestro 11 auto e motocicli. A carico dei soggetti è stato configurato il reato associativo previsto e punito dall’art.74 del DPR 309/90. I provvedimenti scaturiscono dall’indagine denominata “Ombre”, avviata dalla Stazione Carabinieri di San Basilio nel maggio 2011, in seguito ad alcuni arresti su piazza. Quartiere, quello di San Basilio, all’interno della quale i componenti del consesso criminoso avevano istituito un vero e proprio mercato permanente di cocaina, accreditandosi quale fonte costante di approvvigionamento per i consumatori provenienti dalle più svariate zone di Roma e del circondario. Il gruppo, organizzato gerarchicamente e con ruoli ben definiti seppur con interscambiabilità relativa, operava 12 ore al giorno (dalle 14.00 a notte fonda), sette giorni su sette, con dinamiche sperimentate e ben consolidate, finalizzate ad eludere il controllo delle Forze dell’Ordine. I due capi della gang avevano previsto tutto. Ogni giorno, presso tutte le strade di accesso al quartiere, venivano posizionate le “vedette”. Associati che, pagati 1000 euro al mese per turni di 6 ore, avevano il compito di avvisare con parole convenzionali l’arrivo e la dipartita delle pattuglie delle Forze di Polizia. Un urlo, una frase, e tutto il gruppo interrompeva in pochi secondi le attività, che riprendevano una volta allontanatesi le divise. Lo spaccio veniva invece realizzato nelle zone comprese tra Via Montegiorgio, Via Corinaldo e Via Pievebovigliana, nei lotti di edilizia popolare contrassegnati dai numeri 48, 49, 50. Ma anche in questo caso le metodologie erano ben accorte e consolidate: il pusher non deteneva la droga sulla persona, ma in anfratti ben nascosti all’interno dei campi e delle immense palazzine del quartiere. Sul luogo veniva peraltro acceso il fuoco in un bidone, strumento di tempestiva distruzione dello stupefacente, in caso di imprevisti interventi delle Forze dell’Ordine. Ricevuta dal cliente la somma contante, il pusher si allontanava per prelevare lo stupefacente occultato, per poi ritornare sul posto e concludere la contrattazione. I pusher operavano per quantità di droga cedibile: c’era chi era deputato allo spaccio dei quantitativi maggiori da 5 grammi, detti “mani”, e chi ai quantitativi minori da 0,4 grammi, detti “pezzi”. Il capo dell’organizzazione aveva previsto tutto: dalla pulizia della piazza dello spaccio ad inizio turno, al briefing prima dell’inizio attività, ai turni di riposo settimanale dei sottoposti, ai pasti veicolati sul posto di lavoro al fine di non interrompere lo spaccio, sino all’assistenza legale ed economica agli associati colpiti da provvedimenti cautelari. Non sono mancate le discussioni sulla opportunità di interrompere l’attività di spaccio in occasione delle abbondanti nevicate che hanno colpito la Capitale nel febbraio 2012. Il gruppo voleva sospendere le attività, il numero due della gang autorizza, ed il Capo è stato costretto ad intervenireL’indagine, condotta da maggio 2011 a giugno 2012, ha consentito puntuali e costanti riscontri all’ipotesi investigativa: 35 gli arresti in flagranza, centinaia le segnalazioni ex art.75 DPR 309/90, due pistole con silenziatore sequestrate; il tutto corroborato dall’episodio più indicativo, il 24 aprile 2012: dopo un appostamento durato alcuni giorni, i militari di San Basilio individuano un campo dove, ben sotterrate, vengono rinvenute e sequestrate circa 1700 dosi di cocaina, già pronte per lo spaccio, e circa € 16.000 in contanti. Alcuni numeri indicativi del fenomeno: 860 le persone controllate nel corso dell’indagine, 130 le dosi medie giornaliere piazzate ai clienti (50.000 nell’intero periodo), con un incasso medio giornaliero di €.5.400 (pari a circa 2 milioni di euro annui). Spaccio talmente frequente e sistematico da indurre l’Autorità Giudicante a paragonare la fila dei clienti fermi in attesa della loro dose, a quella degli automobilisti in coda presso un distributore di carburante. E spaccio che non si ferma nemmeno davanti a dei bambini, come documentato in una circostanza dagli operanti, allorquando un cliente riceve la propria dose tenendo sulle spalle un bambino in tenera età. Nella mattinata dell’11 febbraio 2013, la risposta dello Stato: circa 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con l’ausilio di un elicottero dell’Elinucleo di Pratica di Mare, dei Cinofili di Ponte Galeria e dell’8° Reggimento Carabinieri Lazio, hanno cinturato il Quartiere, arrestando 15 dei 18 destinatari della misura. Gli altri 3 sono stati prelevati a Roma Tor Vergata, Rieti e Latina. Destinazione carcere per 15 di loro, arresti domiciliari per gli altri 3. Nel contesto dell’attività, in virtù del disposto di cui all’art.12sexies del D.L. 306/92, i militari dell’Arma hanno sequestrato 11 tra motoveicoli ed automezzi (tra cui un’Audi Q5, una Mercedes Classe A, due Quad, tre maxiscooter Yamaha TMax), poiché aventi valore incompatibile con le dichiarazioni dei redditi presentate dagli arrestati, quasi tutti disoccupati.

Indagine “Ombre”. Operazione antidroga dei Carabinieri.

ROMA 11 Febbraio 2013 – Sono 53, in totale, (35 nel corso delle indagini) le persone arrestate dai Carabinieri di Roma nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Ombre” conclusa questa mattina con la notifica di 18 ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni a Roma, Rieti e Latina. I Carabinieri hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip presso il Tribunale di Roma, Dott. Alessandro Arturi, che ha accolto specifica richiesta nel senso formulata dal P.M. Dott. Giuseppe Cascini. Si è altresì dato esecuzione a complessive 18 perquisizioni locali tra Roma, Frascati, Rieti e Latina presso le abitazioni di proprietà o nella disponibilità degli arrestati, individuando e ponendo sotto sequestro 11 auto e motocicli. A carico dei soggetti è stato configurato il reato associativo previsto e punito dall’art.74 del DPR 309/90. I provvedimenti scaturiscono dall’indagine denominata “Ombre”, avviata dalla Stazione Carabinieri di San Basilio nel maggio 2011, in seguito ad alcuni arresti su piazza. Quartiere, quello di San Basilio, all’interno della quale i componenti del consesso criminoso avevano istituito un vero e proprio mercato permanente di cocaina, accreditandosi quale fonte costante di approvvigionamento per i consumatori provenienti dalle più svariate zone di Roma e del circondario. Il gruppo, organizzato gerarchicamente e con ruoli ben definiti seppur con interscambiabilità relativa, operava 12 ore al giorno (dalle 14.00 a notte fonda), sette giorni su sette, con dinamiche sperimentate e ben consolidate, finalizzate ad eludere il controllo delle Forze dell’Ordine. I due capi della gang avevano previsto tutto. Ogni giorno, presso tutte le strade di accesso al quartiere, venivano posizionate le “vedette”. Associati che, pagati 1000 euro al mese per turni di 6 ore, avevano il compito di avvisare con parole convenzionali l’arrivo e la dipartita delle pattuglie delle Forze di Polizia. Un urlo, una frase, e tutto il gruppo interrompeva in pochi secondi le attività, che riprendevano una volta allontanatesi le divise. Lo spaccio veniva invece realizzato nelle zone comprese tra Via Montegiorgio, Via Corinaldo e Via Pievebovigliana, nei lotti di edilizia popolare contrassegnati dai numeri 48, 49, 50. Ma anche in questo caso le metodologie erano ben accorte e consolidate: il pusher non deteneva la droga sulla persona, ma in anfratti ben nascosti all’interno dei campi e delle immense palazzine del quartiere. Sul luogo veniva peraltro acceso il fuoco in un bidone, strumento di tempestiva distruzione dello stupefacente, in caso di imprevisti interventi delle Forze dell’Ordine. Ricevuta dal cliente la somma contante, il pusher si allontanava per prelevare lo stupefacente occultato, per poi ritornare sul posto e concludere la contrattazione. I pusher operavano per quantità di droga cedibile: c’era chi era deputato allo spaccio dei quantitativi maggiori da 5 grammi, detti “mani”, e chi ai quantitativi minori da 0,4 grammi, detti “pezzi”. Il capo dell’organizzazione aveva previsto tutto: dalla pulizia della piazza dello spaccio ad inizio turno, al briefing prima dell’inizio attività, ai turni di riposo settimanale dei sottoposti, ai pasti veicolati sul posto di lavoro al fine di non interrompere lo spaccio, sino all’assistenza legale ed economica agli associati colpiti da provvedimenti cautelari. Non sono mancate le discussioni sulla opportunità di interrompere l’attività di spaccio in occasione delle abbondanti nevicate che hanno colpito la Capitale nel febbraio 2012. Il gruppo voleva sospendere le attività, il numero due della gang autorizza, ed il Capo è stato costretto ad intervenireL’indagine, condotta da maggio 2011 a giugno 2012, ha consentito puntuali e costanti riscontri all’ipotesi investigativa: 35 gli arresti in flagranza, centinaia le segnalazioni ex art.75 DPR 309/90, due pistole con silenziatore sequestrate; il tutto corroborato dall’episodio più indicativo, il 24 aprile 2012: dopo un appostamento durato alcuni giorni, i militari di San Basilio individuano un campo dove, ben sotterrate, vengono rinvenute e sequestrate circa 1700 dosi di cocaina, già pronte per lo spaccio, e circa € 16.000 in contanti. Alcuni numeri indicativi del fenomeno: 860 le persone controllate nel corso dell’indagine, 130 le dosi medie giornaliere piazzate ai clienti (50.000 nell’intero periodo), con un incasso medio giornaliero di €.5.400 (pari a circa 2 milioni di euro annui). Spaccio talmente frequente e sistematico da indurre l’Autorità Giudicante a paragonare la fila dei clienti fermi in attesa della loro dose, a quella degli automobilisti in coda presso un distributore di carburante. E spaccio che non si ferma nemmeno davanti a dei bambini, come documentato in una circostanza dagli operanti, allorquando un cliente riceve la propria dose tenendo sulle spalle un bambino in tenera età. Nella mattinata dell’11 febbraio 2013, la risposta dello Stato: circa 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con l’ausilio di un elicottero dell’Elinucleo di Pratica di Mare, dei Cinofili di Ponte Galeria e dell’8° Reggimento Carabinieri Lazio, hanno cinturato il Quartiere, arrestando 15 dei 18 destinatari della misura. Gli altri 3 sono stati prelevati a Roma Tor Vergata, Rieti e Latina. Destinazione carcere per 15 di loro, arresti domiciliari per gli altri 3. Nel contesto dell’attività, in virtù del disposto di cui all’art.12sexies del D.L. 306/92, i militari dell’Arma hanno sequestrato 11 tra motoveicoli ed automezzi (tra cui un’Audi Q5, una Mercedes Classe A, due Quad, tre maxiscooter Yamaha TMax), poiché aventi valore incompatibile con le dichiarazioni dei redditi presentate dagli arrestati, quasi tutti disoccupati.

Operazione Meta 2010: carabinieri smantellano organizzazione di narcotraffico internazionale

ROMA 10 Novembre 2011 – Nel corso della notte, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma, dr. Maurizio Caivano, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Roma (PM Giancarlo Capaldo, Diana De Martino e Maria Cristina Palaia), nei confronti di 30 persone indagate per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, per avere costituito una ramificata organizzazione criminale operante in più località italiane e all’estero, responsabile dell’importazione in Europa di ingenti carichi di cocaina dal Sudamerica.

Arresti, perquisizioni e sequestri patrimoniali per un valore di 5 milioni di euro sono stati eseguiti in Calabria, nelle provincie di Vibo Valentia e Reggio Calabria, nonché in provincia di Bari, Brescia, Bologna, Latina, Palermo e Pavia.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Meta 2010” è stata avviata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci nel mese di settembre 2010 ed ha consentito di delineare la struttura di una ramificata organizzazione criminale operante in più località italiane e all’estero, in grado di approvvigionarsi di ingenti quantitativi di cocaina direttamente dai cartelli colombiani produttori del narcotico e di importarli in Italia occultandoli, con varie metodiche, all’interno di carichi di merce legale trasportata via nave o via aereo.

La rilevanza del traffico di stupefacenti gestito dal sodalizio criminale emerge dai seguenti maxi sequestri effettuati dagli investigatori, di carichi di narcotico che stavano per essere immessi sul mercato italiano e europeo:

−         400 Kg. di cocaina, sequestrati il 13 settembre 2010 dalla Polizia Colombiana a Bogotà, che avrebbero dovuto essere importati in Italia tramite un cargo aereo;

−         1.000 Kg. di cocaina purissima, sequestrati il 12 novembre 2010 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Roma nel porto di Gioia Tauro (RC), rinvenuti all’interno dei telai di carrelli agricoli contenuti in un container scaricato da una nave cargo proveniente dal Brasile;

−         1.200 Kg. di cocaina purissima, sequestrati in data 8 aprile 2011 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Roma nel porto di Livorno, rinvenuti all’interno di un container contenente scatolame di prodotti alimentari (lattine di “palmito”), scaricato da una nave cargo proveniente dal Cile.

Il sodalizio criminale oggetto di indagine è risultato composto da un nucleo centrale di personaggi di origine calabrese riconducibili all’alveo criminale della ‘ndrangheta i quali facevano capo al noto narcotrafficante calabrese BARBIERI Vincenzo (classe 1956) fino al suo assassinio, avvenuto a San Calogero (VV), in data 12 marzo 2011, ad opera di due killer che gli esplodevano contro 24 colpi di arma da fuoco.

Il BARBIERI era stato indagato in passato dalla DDA di Catanzaro per partecipazione ad associazione mafiosa, perché affiliato al clan “Mancuso” di Limbadi (VV), nonché per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Dalle investigazioni dei Carabinieri di Roma è emerso che il BARBIERI, benché sorvegliato speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di Bologna, continuava a reggere le fila dell’organizzazione criminale investigata, ricevendo i propri accoliti in un albergo della città felsinea, oppure incontrandoli durante le poche trasferte in Calabria, autorizzate dall’A.G. per assistere ai procedimenti penali a suo carico.

Il BARBIERI e i suoi uomini operavano tramite un affiliato dell’organizzazione, anch’egli calabrese, appositamente stabilitosi in Colombia, il quale era in grado di trattare la fornitura dei carichi di cocaina conla BACRIM colombiana (“Bandas Criminales Emergentes al Servicio del Narcotrafico”) a cui viene attribuito l’invio di tonnellate di cocaina negli USA e in Europa. Il sodalizio investigato godeva di particolare credito presso tale organizzazione criminale colombiana, tanto da riuscire a ottenere più forniture di narcotico nonostante i numerosi sequestri subiti.

Al fine di realizzare le ingenti importazioni di droga, il gruppo di calabresi capeggiati dal BARBIERI si era associato ad alcuni personaggi di origine pugliese esperti di import – export, i quali avevano il compito di gestire le imprese commerciali da utilizzare per l’importazione dal Sudamerica dei carichi di merce legale al cui interno, con varie metodiche, veniva occultata la cocaina.

Nel corso dell’indagine è stato riscontrato come il sodalizio fosse in grado di ricorrere a vari metodi di occultamento della droga, disponendo evidentemente di collaudati appoggi logistico-operativi in vari paesi sudamericani come l’Argentina, il Brasile, la Bolivia e il Cile. In particolare, la cocaina è stata occultata all’interno di:

–               telai in metallo di carrelli agricoli;

–               lattine per alimenti confezionate in maniera del tutto identica ad un prodotto (“palmito”) commercializzato da una ditta boliviana;

–               confezioni di prodotti di artigianato colombiano (bambole in legno);

–               materiale di imballaggio di pannelli e parquet in legno.

In Italia il gruppo criminale oggetto di indagine operava in più località e, in particolare, nelle provincie di Vibo Valentia, Bari e Bologna, nonché in Lombardia ove, si ritiene, fosse destinata una buona parte della droga sequestrata a Gioia Tauro e Livorno. Parte dei carichi di stupefacente sequestrati al sodalizio era invece verosimilmente destinato al Nord Europa.

L’indagine, condotta dalla 3^ Sezione del Nucleo Investigativo di Roma, è stata sviluppata anche grazie a una proficua attività di cooperazione internazionale avviata tramite la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga italiana (D.C.S.A.), con il S.O.C.A. britannico (“Serious Organized Crime Agency”) ed il D.A.S. (“Departamento Administrativo de Securidad”) colombiano. Presso i porti di Gioia Tauro e Livorno l’Agenzia delle Dogane – Servizio Antifrodi doganali ha fornito un considerevole supporto e collaborazione ai Carabinieri per operare il sequestro delle 2,2 tonnellate di cocaina.

I sequestri in parola sono fra i maggiori mai operati in Italia ed Europa negli ultimi 20 anni. Il valore economico dei 2.200 kg di cocaina purissima sequestrati dai militari di via in Selci si aggira su 100 milioni di euro sul mercato all’ingrosso e 500 milioni di euro sul mercato dello spaccio al dettaglio.