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Nauta: primo piano sui porti turisti del Mediterraneo

CATANIA 09 Aprile 2011 – In un momento così difficile per l’economia mondiale e per la stabilità politica del Mediterraneo non è facile prevedere il futuro delle rotte turistiche internazionali. In questo contesto, la Sicilia, con i suoi 139 porti e 1500 chilometri di costa attrezzata, oggi più che mai può diventare destinazione gettonata dalla clientela estera in fuga dai porti del nord africa.

Ma qual è il percorso da seguire per lo sviluppo della nautica da diporto? La Sicilia può trasformarsi in nuovo player, in uno scenario competitivo globale che nel 2010 ha registrato cali di fatturato del 10-15% sulla domanda di servizi? A rispondere sono stati gli esperti presenti questa mattina a Nauta – il Salone nautico del Mediterraneo organizzato dal direttore Alessandro Lanzafame – in occasione del convegno di Assomarinas, l’Associazione nazionale che rappresenta i porti turistici in Italia, che ha puntato l’attenzione sulle strategie politiche del sistema. «Oggi in Sicilia manca un collegamento reale tra il mare e il territorio, criticità che rappresenta di certo un deterrente per coloro che devono scegliere una meta d’approdo – ha sottolineato il presidente di Assomarinas Roberto Perocchio –  un vuoto che deve essere colmato attraverso la programmazione di un piano strategico regionale. In questa direzione è necessario che le Amministrazioni diano precedenza al settore privato, l’unico che può risollevare le sorti del territorio e arricchire l’offerta dei servizi, garantendo risultati concreti».

A parlare di leve e criticità del settore, dopo i saluti del segretario generale dell’Autorità portuale Massimo Sapienza, è stato Antonio Di Monte, presidente del Distretto nautico Sicilia: «Oggi occorre puntare sulla qualità delle norme, attraverso la semplificazione e l’armonizzazione delle leggi regionali con le direttive comunitarie, e sullo sviluppo progettuale e infrastrutturale – ha affermato – le lungaggini burocratiche rallentano quel processo di crescita privato che è l’unico a seguire il ritmo dei cambiamenti in linea con  l’andamento dei mercati».

«Oggi il porto turistico rappresenta la porta d’acqua della sua area di competenza» hasottolineato Massimo Bernardo, giornalista di Nautica e Superyacht che ha moderato gli interventi, ed «è necessario promuovere le nostre realtà economiche – ha continuatoAntonello Biriaco, vice presidente di Confindustria Catania – attraverso la comunicazione per la promozione del territorio, la partecipazione a borse e fiere internazionali del settore e iniziative come Nauta, che consentono di mettere in vetrina le eccellenze della Sicilia». Una terra che richiama l’interesse di investitori internazionali, così come specificato da Sarah Dhanda, manager della British Marine Federation (Associazione inglese equivalente ad Ucina), ma che deve aumentare il livello qualitativo dei servizi.

Un evento, quello di stamattina, che ha visto un’analisi attenta degli ormeggi in transito, delle realtà diportistiche esistenti e di quelle pronte a insediarsi, delle leggi che segnano il confine tra ciò che compete alla Pubblica Amministrazione e ciò che invece riguarda l’imprenditore: «Siamo davvero onorati di aver ospitato questo convegno nazionale – haconcluso il direttore di Eurofiere Alessandro Lanzafame – Nauta non è solo vetrina espositiva e appuntamento commerciale per gli addetti ai lavori, ma anche tavolo tecnico e piattaforma del Mediterraneo per gli attori del sistema, che qui trovano le istituzioni con cui dialogare e gli esperti pronti a tracciare le linee-guida per lo sviluppo. Quest’anno abbiamo aggiunto un altro tassello al grande mosaico che vede il Salone al centro della nautica italiana».

 

Emergenza immigrazione: delegazione del governo a Lampedusa

PALERMO 26 Febbraio 2011 – Il vicepresidente della Regione Sicilia Giosuè Marino guiderà la delegazione del governo che giovedì prossimo, 3 marzo, si recherà in visita a Lampedusa per incontrare gli amministratori locali e la comunità.

Nel corso degli incontri, ai quali parteciperanno anche il dirigente della Protezione civile siciliana, Pietro Lo Monaco, e il dirigente per i servizi di pubblica utilità, Enzo Emanuele, verranno affrontati anche i temi dell’emergenza immigrazione, alla luce delle crisi della Libia e di molte nazioni della sponda Sud del Mediterraneo.

Palermo: aiutare le imprese siciliane in Libia, interviene l'Ance

PALERMO 17 Settembre 2010 – “In questi giorni si fa un gran parlare di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno, addirittura è uno dei cinque punti del nuovo programma politico che il premier Berlusconi sottoporrà all’approvazione della propria maggioranza. Ma il rischio è che ancora una volta non si riesca a passare ai fatti, a causa delle spinte ‘nordiste’ che condizionano sempre più apertamente la vita del governo nazionale”.
Lo afferma Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia, che rileva amaramente come “nell’ambito degli accordi Italia-Libia per la costruzione di grandi infrastrutture, solo per fare un esempio, il governo ha promosso la formazione di tre consorzi che comprendono 21 imprese italiane, ma non una di queste è siciliana. Ciò è incredibile, considerato il contributo logistico, di professionalità e di esperienza sul campo che le nostre aziende sono in grado di offrire a chiunque voglia lavorare in Libia. Ma tutto questo suona ancora di più come una beffa, da parte di uno Stato che ufficializza egli stesso i dati sempre più preoccupanti di una crisi economica e occupazionale in Sicilia, per la quale nessuno sta prendendo seri provvedimenti”.
“Da parte del governo regionale – aggiunge Ferlito – ci attendiamo una levata di scudi contro questo atteggiamento. Siamo sicuri che il governatore Lombardo porrà anche questo problema al centro delle trattative che ha in corso con il presidente del Consiglio. Non si tratta di difendere un astratto concetto di sicilianità, ma di pretendere pari opportunità di accesso alle pubbliche iniziative nel Mediterraneo, da parte di un Esecutivo che amministra l’intera Italia e non solo la sua parte centro-settentrionale. Perchè, se non si affermano i fondamentali principi costituzionali dell’equità fra cittadini e del pari sostegno allo sviluppo economico e all’occupazione, non vediamo come il federalismo possa diventare, da disastro annunciato, quella promessa opportunità per la Sicilia”.