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Palermo: aiutare le imprese siciliane in Libia, interviene l’Ance

PALERMO 17 Settembre 2010 – “In questi giorni si fa un gran parlare di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno, addirittura è uno dei cinque punti del nuovo programma politico che il premier Berlusconi sottoporrà all’approvazione della propria maggioranza. Ma il rischio è che ancora una volta non si riesca a passare ai fatti, a causa delle spinte ‘nordiste’ che condizionano sempre più apertamente la vita del governo nazionale”.
Lo afferma Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia, che rileva amaramente come “nell’ambito degli accordi Italia-Libia per la costruzione di grandi infrastrutture, solo per fare un esempio, il governo ha promosso la formazione di tre consorzi che comprendono 21 imprese italiane, ma non una di queste è siciliana. Ciò è incredibile, considerato il contributo logistico, di professionalità e di esperienza sul campo che le nostre aziende sono in grado di offrire a chiunque voglia lavorare in Libia. Ma tutto questo suona ancora di più come una beffa, da parte di uno Stato che ufficializza egli stesso i dati sempre più preoccupanti di una crisi economica e occupazionale in Sicilia, per la quale nessuno sta prendendo seri provvedimenti”.
“Da parte del governo regionale – aggiunge Ferlito – ci attendiamo una levata di scudi contro questo atteggiamento. Siamo sicuri che il governatore Lombardo porrà anche questo problema al centro delle trattative che ha in corso con il presidente del Consiglio. Non si tratta di difendere un astratto concetto di sicilianità, ma di pretendere pari opportunità di accesso alle pubbliche iniziative nel Mediterraneo, da parte di un Esecutivo che amministra l’intera Italia e non solo la sua parte centro-settentrionale. Perchè, se non si affermano i fondamentali principi costituzionali dell’equità fra cittadini e del pari sostegno allo sviluppo economico e all’occupazione, non vediamo come il federalismo possa diventare, da disastro annunciato, quella promessa opportunità per la Sicilia”.

Palermo: aiutare le imprese siciliane in Libia, interviene l'Ance

PALERMO 17 Settembre 2010 – “In questi giorni si fa un gran parlare di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno, addirittura è uno dei cinque punti del nuovo programma politico che il premier Berlusconi sottoporrà all’approvazione della propria maggioranza. Ma il rischio è che ancora una volta non si riesca a passare ai fatti, a causa delle spinte ‘nordiste’ che condizionano sempre più apertamente la vita del governo nazionale”.
Lo afferma Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia, che rileva amaramente come “nell’ambito degli accordi Italia-Libia per la costruzione di grandi infrastrutture, solo per fare un esempio, il governo ha promosso la formazione di tre consorzi che comprendono 21 imprese italiane, ma non una di queste è siciliana. Ciò è incredibile, considerato il contributo logistico, di professionalità e di esperienza sul campo che le nostre aziende sono in grado di offrire a chiunque voglia lavorare in Libia. Ma tutto questo suona ancora di più come una beffa, da parte di uno Stato che ufficializza egli stesso i dati sempre più preoccupanti di una crisi economica e occupazionale in Sicilia, per la quale nessuno sta prendendo seri provvedimenti”.
“Da parte del governo regionale – aggiunge Ferlito – ci attendiamo una levata di scudi contro questo atteggiamento. Siamo sicuri che il governatore Lombardo porrà anche questo problema al centro delle trattative che ha in corso con il presidente del Consiglio. Non si tratta di difendere un astratto concetto di sicilianità, ma di pretendere pari opportunità di accesso alle pubbliche iniziative nel Mediterraneo, da parte di un Esecutivo che amministra l’intera Italia e non solo la sua parte centro-settentrionale. Perchè, se non si affermano i fondamentali principi costituzionali dell’equità fra cittadini e del pari sostegno allo sviluppo economico e all’occupazione, non vediamo come il federalismo possa diventare, da disastro annunciato, quella promessa opportunità per la Sicilia”.

Avvicinare l'Europa al Mezzogiorno: proposte a Bruxelles

BRUXELLES 04 Dicembre 2009 – Coordinare un’ azione congiunta sulle principali questioni iscritte all’agenda politica europea che avranno un impatto diretto sulle regioni del Sud Italia e insulari: questo l’obiettivo di un progetto che vede tra i protagonisti l’on.  Giovanni La Via, membro del Parlamento europeo, insieme ad altri deputati italiani del Mezzogiorno.
 
Tra le prime iniziative che l’on. La Via intende portare avanti figurano  la proposta di creazione di un’antenna europea con sede al Sud,  la richiesta alla Commissione europea di riflettere sulle forme di fiscalità di vantaggio applicabili nelle regioni del Mezzogiorno e la designazione della sede dell’Assemblea Parlamentare ACP al Sud. Ma si tratta solo di alcune iniziative che sono state segnate come prioritarie sull’agenda del parlamentare europeo, come comunica Salvo Latino, consigliere comunale e collaboratore dello stesso on. La Via.
 
« Verranno condotti approfondimenti – afferma Latino –  sui temi legati alla riforma della politica di coesione, con particolare riferimento al sostegno all’insularità, nonché la richiesta di una puntuale verifica dello stato di esecuzione della programmazione dei Fondi strutturali 2007-2013. La proposta dell’on. La Via – conclude il consigliere Latino – rappresenta un importante passo avanti per avvicinare le Istituzioni europee ai territori più disagiati come il Mezzogiorno d’Italia, ma soprattutto permette di accendere i riflettori sui problemi economico-sociali della Sicilia».
 
 «A tal fine – fa sapere La Via – chiederemo un incontro al Presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, al Commissario europeo competente in materia di concorrenza, Joaquin Almunia, ai rappresentanti della direzione generale per le politiche regionali e organizzeranno – conclude l’eurodeputato catanese – un seminario sulle linee di riforma della politica di coesione alla presenza di esperti del settore».