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Mare Nostrum: l’odissea senza fine….

L’odissea continua…..intervista con Fatima

 

Un’emergenza umanitaria a cui l’Italia ha dato risposta ed a cui il resto del mondo “civile” non puo’ piu’ sottrarsi nel fare la sua parte

 

06-06-2014 – L’emergenza  profughi continua e subisce un’accelerazione al calar del vento. Il mare calmo ha dato il via a quella che sembra una delle giornate piu’ intense di Mare Nostrum.
La nave San Giorgio ha iniziato le operazioni di salvataggio alle 15, dichiarando l’evento SAR ( search and rescue ) e preparandosi ad uno dei piu’ lunghi eventi della storia di Mare Nostrum (ndr: in corso mentre questo articolo viene scritto ).
Alle ore 22.00 del 5 giugno le operazioni non sono ancora terminate, mentre le unita‘ anfibie si accingono al recupero del quinto barcone, nel buio della notte.
La Gis 70 ed i due Mazinga continuano la loro attività di soccorso, recupero e riporto in nave, dove il ponte garage e’ stato trasformato in un centro di prima accoglienza: uomini da una parte, donne e bambini dall’altra, le famiglie riunite, mentre il personale della nave ammiraglia (coadiuvato dal team della Polizia di Stato, dal Cisom e dalla Ong Rava per la parte medica, dalle unita’ specializzate del battaglione San Marco per la sicurezza ) dispiega tutte le energie possibili per accogliere questa marea umana.
“Grazie Italia! Grazie al popolo italiano: siete persone splendide!”
Un giovane ingegnere siriano parla per tutti al microfono dei colleghi della Tv Svizzera presenti a bordo della San Giorgio. Sono oltre mille i profughi a bordo della nave San Giorgio gia’ messi in salvo nella giornata di oggi.
L’esodo continua: incessante, vede fuggire dalla guerra migliaia di profughi.
“Abbiamo speso 15 mila dollari in tre – racconta il giovane ingegnere – siamo scappati dalla Siria, da molte citta’ della Siria, fino in Turchia”. Qui hanno preso un aereo per Algeri e da li’ a piedi fuggiaschi fino alla Libia.
L’hanno fatto per tre volte: le prime due volte sono stati derubati dai trafficanti di vite umane e rimandati indietro. Solo la terza volta sono stati caricati su un barcone e lasciati in mare con una bussola e un po’ d’acqua. Quando lo spiegamento di forze dell’Operazione Mare Nostrum li ha avvistati stavano li’, su uno di quei soliti barconi azzurri, stipati come carne umana da macello: donne e bambini, uomini e mariti.
Nella sola mattinata di oggi, favorevoli le condizioni meteo, calmata la tempesta che ha imperversato sul Mediterraneo per quattro giorni, i barconi avvistati hanno superato di gran lunga le dieci unita’.
E’ un esodo in massa, ma non per fermarsi in Italia. “I miei parenti sono in Gran Bretagna ed in Svezia – spiega il giovane ingegnere informatico – ed e’ li’ che sono diretto”.
Tornare in Siria? “Si’, spero di poter tornare nel mio Paese in futuro”. Ma per adesso vi e’ un massacro in atto.
Ed intanto le cucine della nave ammiraglia iniziano un tour de force che andra’ avanti ad oltranza fino a quando tutti i profughi non avranno avuto un pasto caldo prima del sonno della  notte.I bambini giocano, sorridono, alcuni presi dalla stanchezza piangono. L’equipaggio della San Giorgio continua incessante ad accudire, curare, portare alla terra ferma quella marea di persone che dall’Africa risale il continente nero tra mille difficolta’. Vittime di loschi individui senza scrupoli, vittime della guerra, vittime della miseria che priva del proprio futuro intere generazioni.
E’ una vera e propria emergenza umanitaria quella che l’Italia sta affrontando da sola, con quello spirito tipicamente italiano che non arretra quando vi sono vite umane da salvare, che vede i nostri militari della Marina Italiana schierati dentro una delle piu’ complesse operazioni che gli ultimi decenni hanno visto in campo, ed affrontare con spirito di sacrificio ed abnegazione la “solitudine” di questa non facile missione.
Fatima ha 24 anni, il volto giovane, occhi illuminati dalla speranza di una vita lontana dagli orrori.
Nel ponte garage, la vedo seduta a terra che mi fa cenno di voler parlare.
“Siamo partiti dalla Libia dove mi trovavo ospite da amici assieme ai miei tre figli”, mi dice in inglese.
Sono bellissimi bambini: il piu’ grande si chiama Adam, le due piccoline hanno solo un mese di vita. Miriam e Mariah sono gemelle: la prima dorme profondamente su una sedia, la seconda, su una coperta, sembra osservare calma l’incredibile via vai sul ponte garage nelle ore di distribuzione dei pasti.
Fatima e’ un fotografo, mi guarda e mi spiega che il suo lavoro assomiglia un po’ al mio: lavora al computer, usa photoshop.
Il suo lavoro le piace.“Sto raggiungendo mio marito in Svezia – mi racconta – non sono stati facili questi mesi senza di lui. Ero incinta di due gemelli e non potevo affrontare il viaggio in quelle condizioni”.
I suoi occhi si illuminano mentre mi dice della speranza di ritrovare il suo uomo, di riunire la sua famiglia.“Senza l’Italia non ce l’avremmo fatta, siete un popolo meraviglioso: grazie!”
Lei che e’ palestinese, in viaggio verso una terra promessa, con la voglia di ricominciare lontana dalla barbarie delle guerre, sorride e si commuove.
Il carico di vite umane messe in salvo ed assicurate alla speranza dall’operazione Mare Nostrum durante la notte tra il 5 ed il 6 giugno e’ di 2499 profughi di cui 1251 a bordo della nave San Giorgio.
Carmela Modica ©Cybernaua Magazine

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Mare Nostrum: l'odissea senza fine….

L’odissea continua…..intervista con Fatima

 

Un’emergenza umanitaria a cui l’Italia ha dato risposta ed a cui il resto del mondo “civile” non puo’ piu’ sottrarsi nel fare la sua parte

 

06-06-2014 – L’emergenza  profughi continua e subisce un’accelerazione al calar del vento. Il mare calmo ha dato il via a quella che sembra una delle giornate piu’ intense di Mare Nostrum.
La nave San Giorgio ha iniziato le operazioni di salvataggio alle 15, dichiarando l’evento SAR ( search and rescue ) e preparandosi ad uno dei piu’ lunghi eventi della storia di Mare Nostrum (ndr: in corso mentre questo articolo viene scritto ).
Alle ore 22.00 del 5 giugno le operazioni non sono ancora terminate, mentre le unita‘ anfibie si accingono al recupero del quinto barcone, nel buio della notte.
La Gis 70 ed i due Mazinga continuano la loro attività di soccorso, recupero e riporto in nave, dove il ponte garage e’ stato trasformato in un centro di prima accoglienza: uomini da una parte, donne e bambini dall’altra, le famiglie riunite, mentre il personale della nave ammiraglia (coadiuvato dal team della Polizia di Stato, dal Cisom e dalla Ong Rava per la parte medica, dalle unita’ specializzate del battaglione San Marco per la sicurezza ) dispiega tutte le energie possibili per accogliere questa marea umana.
“Grazie Italia! Grazie al popolo italiano: siete persone splendide!”
Un giovane ingegnere siriano parla per tutti al microfono dei colleghi della Tv Svizzera presenti a bordo della San Giorgio. Sono oltre mille i profughi a bordo della nave San Giorgio gia’ messi in salvo nella giornata di oggi.
L’esodo continua: incessante, vede fuggire dalla guerra migliaia di profughi.
“Abbiamo speso 15 mila dollari in tre – racconta il giovane ingegnere – siamo scappati dalla Siria, da molte citta’ della Siria, fino in Turchia”. Qui hanno preso un aereo per Algeri e da li’ a piedi fuggiaschi fino alla Libia.
L’hanno fatto per tre volte: le prime due volte sono stati derubati dai trafficanti di vite umane e rimandati indietro. Solo la terza volta sono stati caricati su un barcone e lasciati in mare con una bussola e un po’ d’acqua. Quando lo spiegamento di forze dell’Operazione Mare Nostrum li ha avvistati stavano li’, su uno di quei soliti barconi azzurri, stipati come carne umana da macello: donne e bambini, uomini e mariti.
Nella sola mattinata di oggi, favorevoli le condizioni meteo, calmata la tempesta che ha imperversato sul Mediterraneo per quattro giorni, i barconi avvistati hanno superato di gran lunga le dieci unita’.
E’ un esodo in massa, ma non per fermarsi in Italia. “I miei parenti sono in Gran Bretagna ed in Svezia – spiega il giovane ingegnere informatico – ed e’ li’ che sono diretto”.
Tornare in Siria? “Si’, spero di poter tornare nel mio Paese in futuro”. Ma per adesso vi e’ un massacro in atto.
Ed intanto le cucine della nave ammiraglia iniziano un tour de force che andra’ avanti ad oltranza fino a quando tutti i profughi non avranno avuto un pasto caldo prima del sonno della  notte.I bambini giocano, sorridono, alcuni presi dalla stanchezza piangono. L’equipaggio della San Giorgio continua incessante ad accudire, curare, portare alla terra ferma quella marea di persone che dall’Africa risale il continente nero tra mille difficolta’. Vittime di loschi individui senza scrupoli, vittime della guerra, vittime della miseria che priva del proprio futuro intere generazioni.
E’ una vera e propria emergenza umanitaria quella che l’Italia sta affrontando da sola, con quello spirito tipicamente italiano che non arretra quando vi sono vite umane da salvare, che vede i nostri militari della Marina Italiana schierati dentro una delle piu’ complesse operazioni che gli ultimi decenni hanno visto in campo, ed affrontare con spirito di sacrificio ed abnegazione la “solitudine” di questa non facile missione.
Fatima ha 24 anni, il volto giovane, occhi illuminati dalla speranza di una vita lontana dagli orrori.
Nel ponte garage, la vedo seduta a terra che mi fa cenno di voler parlare.
“Siamo partiti dalla Libia dove mi trovavo ospite da amici assieme ai miei tre figli”, mi dice in inglese.
Sono bellissimi bambini: il piu’ grande si chiama Adam, le due piccoline hanno solo un mese di vita. Miriam e Mariah sono gemelle: la prima dorme profondamente su una sedia, la seconda, su una coperta, sembra osservare calma l’incredibile via vai sul ponte garage nelle ore di distribuzione dei pasti.
Fatima e’ un fotografo, mi guarda e mi spiega che il suo lavoro assomiglia un po’ al mio: lavora al computer, usa photoshop.
Il suo lavoro le piace.“Sto raggiungendo mio marito in Svezia – mi racconta – non sono stati facili questi mesi senza di lui. Ero incinta di due gemelli e non potevo affrontare il viaggio in quelle condizioni”.
I suoi occhi si illuminano mentre mi dice della speranza di ritrovare il suo uomo, di riunire la sua famiglia.“Senza l’Italia non ce l’avremmo fatta, siete un popolo meraviglioso: grazie!”
Lei che e’ palestinese, in viaggio verso una terra promessa, con la voglia di ricominciare lontana dalla barbarie delle guerre, sorride e si commuove.
Il carico di vite umane messe in salvo ed assicurate alla speranza dall’operazione Mare Nostrum durante la notte tra il 5 ed il 6 giugno e’ di 2499 profughi di cui 1251 a bordo della nave San Giorgio.
Carmela Modica ©Cybernaua Magazine

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Messina: Operazione “Mare Nostrum”, quattro arresti

MESSINA 08 Dicembre 2009 – I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Messina, in collaborazione con quelli del Nucleo Investigativo di Parma, delle Compagnie di Messina Centro e Barcellona Pozzo di Gotto (ME) hanno eseguito un provvedimento di misura cautelare in carcere emesso in data odierna dalla Corte di Assise d’Appello di Messina nei confronti di quattro soggetti, per i quali il 28 novembre u.s. era stata emessa una condanna in secondo grado nell’ambito del procedimento c.d.”Mare Nostrum”. Il provvedimento scaturisce dalle esigenze cautelari ravvisate dal Collegio Giudicante nei confronti dei predetti soggetti, su proposta dell’Arma di Messina al Procuratore Generale di Messina, in considerazione dell’entità delle severe pene irrogate, del contesto mafioso di riferimento, nonché della prossimità temporale del passaggio in giudicato delle decisioni di condanna che comprovano non solo il concreto pericolo di fuga ma anche l’evidente proclività a delinquere.