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Palermo: vittima di usura riprende la sua attività

PALERMO 16 Marzo 2010 – Grazie ad un contributo concesso dal presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, l’artigiano palermitano Bennardo Raimondi, vittima di usura che voleva vendere un rene per curare il figlio disabile, ha potuto riprendere una piccola produzione di ceramiche artistiche con la quale potrà partecipare alle prossime iniziative di beneficenza organizzate per lui da diversi enti e associazioni.
Raimondi aveva denunciato i “cravattari”, ma in quella fase non gli fu riconosciuto lo status di vittima di usura. Dunque, fu costretto a chiudere l’azienda e a vendere la casa. Recentemente Raimondi, assistito dall’avvocato Alfredo Galasso, ha richiesto un supplemento di indagini finalizzato ad ottenere il riconoscimento e l’accesso ai fondi statali previsti per la riapertura dell’attività.
Il caso era stato sollevato lo scorso anno dal settimanale gratuito di prevenzione medica e di solidarietà “nell’attesa…”, e quei servizi hanno provocato la reazione della mafia con minacce di morte nei confronti dell’artigiano e del direttore del settimanale, Michele Guccione.
“Il nobile gesto del governatore Lombardo – ha dichiarato Raimondi – mi ha fatto riacquistare fiducia in me stesso, nelle istituzioni e in quello che ho fatto. Ma ho soprattutto riconquistato la speranza e il diritto di vivere con dignità, senza dovere più elemosinare davanti alle chiese. Non è una cifra che mi risolve tutti i problemi, ma mi consente di acquistare la materia prima, di pagare le bollette, di riaccendere il forno e di produrre piccole quantità di oggetti che esporrò nelle prossime iniziative che in tanti stanno organizzando per aiutarmi. Con il ricavato conto di coprire tutte le spese per curare mio figlio, di pagare i tanti debiti e di riavviare l’attività così com’era un tempo, assicurando le consegne ai miei committenti abituali. Ringrazio Lombardo – ha concluso Raimondi – e tutti coloro che, a partire dall’on. Salvino Caputo per finire ai giornalisti, si sono mobilitati affinché non restassi solo e potessi proseguire la mia testimonianza di resistenza alla mafia e all’usura”.

La girandola delle minacce

MINACCE DI MORTE A BENNARDO RAIMONDI, VITTIMA DI USURA CHE HA DENUNCIATO GLI USURAI E VUOLE VENDERE UN RENE, E AL GIORNALISTA MICHELE GUCCIONE CHE HA LANCIATO IL CASO

Palermo, 4 giugno 2009 – Minacce di morte a Bennardo Raimondi, l’artigiano di Palermo vittima di usura, rimasto solo dopo avere denunciato i “cravattari”, che vuole vendere un rene per curare il figlio disabile, e al cronista de “La Sicilia” Michele Guccione, addetto stampa di Confindustria Sicilia, che da direttore del settimanale gratuito “nell’attesa…” ha lanciato a marzo il “caso Raimondi”.
Ignoti hanno disegnato davanti alla casa di Raimondi, in via della Mimosa (ex Fondo Caruso, zona Borgo Molara) la sagoma di un cadavere (tipica dei rilievi della Scientifica) con a fianco le sagome di una pistola e di un coltello; sotto c’è la scritta “welcome to Fondo Caruso 41” più una scritta cancellata, e a seguire il chiaro nome “Michele”.
Sul muro perimetrale della casa sono state disegnate una pistola e una bomba. Del fatto si occupa la Squadra Mobile.
Ne ha dato notizia l’avv. Alfredo Galasso che, dopo il clamore nazionale suscitato da quegli articoli, ha deciso di assistere gratuitamente Raimondi chiedendo recentemente alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo la prosecuzione delle indagini contro gli usurai, per ottenere il riconoscimento di Raimondi quale vittima di usura e il suo accesso ai benefici di legge.
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La girandola delle minacce

MINACCE DI MORTE A BENNARDO RAIMONDI, VITTIMA DI USURA CHE HA DENUNCIATO GLI USURAI E VUOLE VENDERE UN RENE, E AL GIORNALISTA MICHELE GUCCIONE CHE HA LANCIATO IL CASO

di Antonella Serafini

Palermo, 4 giugno 2009 – Minacce di morte a Bennardo Raimondi, l’artigiano di Palermo vittima di usura, rimasto solo dopo avere denunciato i “cravattari”, che vuole vendere un rene per curare il figlio disabile, e al cronista de “La Sicilia” Michele Guccione, addetto stampa di Confindustria Sicilia, che da direttore del settimanale gratuito “nell’attesa…” ha lanciato a marzo il “caso Raimondi”.
Ignoti hanno disegnato davanti alla casa di Raimondi, in via della Mimosa (ex Fondo Caruso, zona Borgo Molara) la sagoma di un cadavere (tipica dei rilievi della Scientifica) con a fianco le sagome di una pistola e di un coltello; sotto c’è la scritta “welcome to Fondo Caruso 41” più una scritta cancellata, e a seguire il chiaro nome “Michele”.
Sul muro perimetrale della casa sono state disegnate una pistola e una bomba. Del fatto si occupa la Squadra Mobile.
Ne ha dato notizia l’avv. Alfredo Galasso che, dopo il clamore nazionale suscitato da quegli articoli, ha deciso di assistere gratuitamente Raimondi chiedendo recentemente alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo la prosecuzione delle indagini contro gli usurai, per ottenere il riconoscimento di Raimondi quale vittima di usura e il suo accesso ai benefici di legge.
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